Opere d’arte

ALTORILIEVO DI SAN GIOVANNI BATTISTA

Cappella S. Giovanni Battista

L’opera in questione è un altorilievo rappresentate San Giovanni Battista in terracotta dipinta, collocato su una parete laterale sinistra della cappella a lui titolata. Entra a far parte del complesso artistico anche il bassorilievo presente sul “paliotto” dell’altare.

La scelta della terracotta dipinta richiama la povertà evangelica propria della vita di San Giovanni, (Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. Mc 1,6) da lui quotidianamente esercitata e promossa durante tutta la sua predicazione, al fine della preparazione alla venuta del Messia. La terracotta restituisce al tatto un’idea di aspra ruvidezza che sembra ricordare la radicalità con cui il Santo rispose alla sua vocazione; essa non è levigata e neanche smaltata, ma esposta così come si presenta l’argilla dopo la cottura nei forni. (La terracotta durante e immediatamente dopo la cottura appare estremamente fragile e vulnerabile a qualsiasi minimo movimento, ha bisogno di più di qualche giorno per solidificarsi e rinforzarsi così da diventare quel materiale resistente e adatto all’uso domestico e artistico).
La figura di San Giovanni appare scarna e quasi scheletrica, presentando così in tutta la sua cruda realtà, un uomo segnato da anni di privazioni e sacrifici. Gli abili movimenti della spatola sull’argilla hanno saputo riprodurre fedelmente la texture propria dei peli di cammello della pelliccia indossata dal Santo, così come per quanto riguarda la barba e i capelli, che appaiono quasi secchi e increspati dal sole del deserto. La figura infine ha un piede immerso nell’acqua e una mano alla quale sembra accostarsi il fuoco, mentre con il braccio sinistro indica l’altare.
 
Significato dell’opera
Il crudo realismo della scultura sembra richiamare immediatamente la famosa Maddalena Penitente di Donatello che, come Giovanni, trascorse parte della sua vita in ritiro nel deserto, dopo aver assistito alla predicazione, alla passione e alla resurrezione di Cristo.
Il complesso sulla parete presenta i simboli dell’acqua e del fuoco, chiarissimi richiami al sacramento del Battesimo. Il piede destro di Giovanni è immerso nell’acqua, che sta a indicare le correnti del fiume Giordano, dove lui era solito predicare la venuta di Cristo, battezzando le genti. («Io vi battezzo con acqua; ma viene uno che è più forte di me, al quale io non son degno di sciogliere neppure il legaccio dei sandali: costui vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco». Lc 3,16).
Il fuoco rappresenta il battesimo di Cristo che quello dello Spirito Santo, con il quale l’Agnello di Dio brucia i peccati. Spesso il fuoco nell’AT sta a indicare l’intervento del Creatore nella Storia (vedi Mosè), o ancora l’azione dello Spirito che purifica le coscienze. Giovanni nella scultura indica la mensa dell’altare, ovvero la celebrazione dell’Eucarestia, il sacrificio con cui Cristo ha redento il mondo dai suoi peccati; il battesimo di fuoco, a differenza di quello di acqua esercitato da Giovanni, avrà in sé il dono di cancellare i peccati per azione dello spirito santo («Dopo di me viene colui che è più forte di me; al quale io non sono degno di chinarmi a sciogliere il legaccio dei calzari». Mc 1,7)

IL CROCIFISSO DI HELMUT PERATHONER

Cappella S. Giuseppe

La bellezza dell’arte sta nella capacità che ha di stupirci, di suscitare emozioni e di rinviarci a qualcosa che va ben oltre l’opera in sé. È questo che evoca il Crocifisso di Helmut Perathoner presente nella cappella San Giuseppe del nostro Seminario. Un’opera che a prima vista appare incompleta.

Per coglierne il senso profondo non basta contemplarla semplicemente sostandole dinanzi. È lo scultore stesso che, con la linea orizzontale che segna la croce, indica la prospettiva da assumere. Occorre posizionarsi sulla sinistra della croce, occorre assumere la posizione del discepolo amato. Anche la luce è fondamentale per contemplare l’opera nella sua totalità.

Di giorno, il fondo appare grigio chiaro, proprio del colore dell’acciaio. Con una luce fioca dall'alto che illumina soltanto il crocifisso, il fondo appare nero e il Cristo appare di un bianco luminoso, ad evocare il Prologo di Giovanni: «In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l'hanno vinta» (Gv 1,4-5).

È come se l’opera invitasse chi la contempla ad abbandonare le tenebre del peccato per seguire la luce vera, riscoprendosi discepolo amato che non teme di affrontare la croce, di sostare sotto di essa contemplando unicamente il volto sofferente di Cristo. È così che quelle braccia non scolpite non lo rendono un crocifisso mozzato, ma un crocifisso che invita a collocarsi nel punto giusto, un crocifisso che col suo candore preannuncia che l’ultima parola non è della morte ma della vita.

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