Immagina di essere Marta o Maria, tuo fratello Lazzaro sta male, andate a dire a Gesù: «Signore, colui che tu ami è malato» (Gv 11,3). Sperate che arrivi subito, ma Lui aspetta due giorni. Quando arriva a Betania, Lazzaro è morto da quattro giorni. La speranza è finita!
Marta gli corre incontro: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto» (Gv 11,21). Maria si getta ai suoi piedi e ripete le stesse parole, piangendo: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto» (Gv 11,32). Sono ferite e deluse, ma non si allontanano da Lui. Gesù non le rimprovera. Il Vangelo dice semplicemente: «Gesù pianse» (Gv 11,35). È il versetto più corto della Bibbia, ma fortissimo: Dio stesso piange per le nostre perdite.
Gesù va alla tomba e dice: «Togliete la pietra» (Gv 11,39). Marta protesta: «Signore, ormai puzza, sono quattro giorni che è morto» (Gv 11,39), ma Gesù insiste: «Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio?» (Gv 11,40). Prega il Padre: «Padre, ti ringrazio perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi ascolti sempre, ma l’ho detto per la folla che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato» (Gv 11,41-42), poi grida forte: «Lazzaro, vieni fuori!» (Gv 11,43). Lazzaro esce, ancora avvolto nei panni funebri. Gesù dice alla gente: «Scioglietelo e lasciatelo andare» (Gv 11,44). Il miracolo non è solo nuova vita, ma anche libertà da ciò che lo teneva legato.
Questa storia non è un fatto lontano, ma è per noi, oggi, in questa quinta domenica di Quaresima. Gesù non chiama solo Lazzaro: mi chiama, ti chiama, chiama ognuno di noi per nome.
Il ritardo di Gesù
Le sorelle mandano il messaggio a Gesù perché sanno che Lui ama Lazzaro. Non chiedono nemmeno un miracolo: si fidano e lo informano. Gesù riceve il messaggio, ma aspetta due giorni, poi dice ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea» (Gv 11,7). Sembra un ritardo, ma non è indifferenza, è amore più grande. Aspetta perché vuole dare di più: non una guarigione momentanea, ma una risurrezione. A volte Dio aspetta per darci più di quello che chiediamo, come fece con Giuseppe che disse ai fratelli: «Voi avevate pensato del male contro di me, ma Dio ha pensato di farlo per il bene, per compiere quello che oggi avviene: far vivere un popolo numeroso» (Gen 50,20).
L’incontro e il dolore sincero
Quando Gesù arriva, Marta gli dice chiaramente: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto» (Gv 11,21). È la frase che tanti di noi hanno pensato nel buio. Gesù le risponde: «Tuo fratello risorgerà» (Gv 11,23). Marta pensa alla fine del mondo: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno» (Gv 11,24), ma Gesù va oltre e dice: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me non morirà in eterno. Credi questo?» (Gv 11,25-26). Marta risponde: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo» (Gv 11,27). Gesù si rivela come già aveva fatto dicendo: «Io sono il pane della vita» (Gv 6,35), «Io sono la luce del mondo» (Gv 8,12), «Io sono il buon pastore» (Gv 10,11). Questo richiama il nome di Dio a Mosè: «Io sono colui che sono» (Es 3,14).
Gesù piange con noi
Gesù vede Maria e gli amici che piangono, e «Gesù pianse» (Gv 11,35). Dio piange. Il Figlio di Dio entra nel nostro dolore fino in fondo, non è debolezza, ma amore vero. Il profeta Isaia dice: «In ogni loro angoscia egli era angosciato» (Is 63,9) e il Salmo grida: «Dal profondo a te grido, Signore» (Sal 130,1). Quando piangiamo, non piangiamo da soli perché Dio è sempre con noi e piange con noi.
Davanti al sepolcro
Gesù arriva alla tomba e dice: «Togliete la pietra» (Gv 11,39). Marta si preoccupa: «Signore, ormai puzza, sono quattro giorni» (Gv 11,39). Gesù le ricorda: «Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio?» (Gv 11,40). Tolgono la pietra, Gesù prega e grida: «Lazzaro, vieni fuori!» (Gv 11,43). Lazzaro esce vivo, ma ancora legato. Gesù ordina: «Scioglietelo e lasciatelo andare» (Gv 11,44). Il miracolo è completo: vita nuova e libertà. Questa scena richiama il profeta Ezechiele nella prima lettura: «Così dice il Signore Dio: Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi riconduco nella terra d’Israele.… Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete…» (Ez 37,12-14). San Paolo scrive: «Se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi» (Rm 8,11).
Cosa significa per noi oggi?
Questa storia parla a noi. Qual è il tuo sepolcro adesso? Gesù chiama il tuo nome. Questo miracolo porta alla Passione, perché «da quel giorno decisero di farlo morire» (Gv 11,53). Ma la croce porta al sepolcro vuoto, come dice Paolo: «Se Cristo non è risorto, vana è la vostra fede» (1 Cor 15,17) e ancora, nel Battesimo moriamo al peccato e risorgiamo: «Per mezzo del battesimo siamo stati sepolti con lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova» (Rm 6,4).
Gesù tiene le chiavi della morte, come dice nell’Apocalisse: «Io sono il Vivente. Ero morto, ma ora vivo per sempre e ho le chiavi della morte e degli inferi» (Ap 1,18) e promette: «Perché io vivo, voi vivrete» (Gv 14,19).
In questa Quaresima, ascolta la chiamata. Esci dal tuo sepolcro e lascia cadere le fasce. Gesù ti chiama per nome. La risurrezione, e non il sepolcro, è la tua casa.
Emmanuel Ikechukwu Arinze, III anno