Gv 7, 37-39
“Se qualcuno ha sete […]”. Di che cosa abbiamo sete, fratelli? Anzi, forse dobbiamo dirci prima: “Abbiamo sete? E di che cosa? Che cosa stiamo aspettando? Che cosa stiamo cercando? Qual è il nostro desiderio? Il nostro desiderio profondo, il mio desiderio profondo, quello che non dipende da nessun possesso, che non si riferisce a un oggetto ma al significato stesso di me, della mia vita, della mia persona? Qual è il mio desiderio vero? Quel desiderio che coincide con la realizzazione della nostra unicità personale, con la realizzazione della irrepetibilità del mio volto, del mio corpo, dei miei giorni, del mio silenzio, del mio cuore?”
La sete evidentemente ci fa pensare al fatto che ci portiamo tutti dentro una mancanza, un’insoddisfazione, un vuoto. Per questo cerchiamo dove mi fa volgere questa mia mancanza. Il desiderio ci fa volgere sempre verso ciò che non è mai raggiungibile e perciò il desiderio non è mai placabile, non è mai saziabile. La sete non sarà mai placata perché aspira al significato della vita. Allora il desiderio, la sete, ragazzi, non si placano mai; casomai si approfondiscono ma non si saziano mai. Per questo possiamo sentire la sete e sentire come rivolte a ciascuno di noi queste parole di Gesù: “Se qualcuno ha sete […]”. Noi rispondiamo all’appello di Gesù quando accettiamo che quel viaggio che ci fa osare entrare in noi stessi e ascoltare il nostro cuore e onorare la vita che respira dentro di noi, se ci decidiamo, lo abbiamo sperimentato tutti che cosa succede.
Iniziamo a pensare, iniziamo a riflettere, iniziamo a scendere giù, a elaborare interiormente ciò che ci succede, cioè cominciamo a non vivere più alla superficie, cominciamo a diventare un po’ più capaci di profondità e capita senz’altro che, iniziando a stare con noi stessi, iniziamo a superare la superficialità, iniziamo a percorrere sentieri nuovi. E poi chissà dopo quanti metri di profondità prima o poi arriva il giorno in cui troviamo una ferita, un dolore mai sanato, e che – lo sentiamo – condiziona tutto quello che avviene in superficie. Poco a poco sentiamo che neanche bevendo tutta l’acqua del mondo riusciremo a placare la nostra sete perché ci sembra di essere entrati in un deserto man mano che abbiamo ascoltato il nostro cuore e abbiamo fatto i conti con noi stessi. È forse per paura di questo che ogni tanto scappiamo e riemergiamo perché vivere alla superficie è meglio ma senza sentire fino in fondo la nostra sete, senza sentire fino in fondo quella ferita che sempre sanguina e quel vuoto che mai viene colmato da niente. Quello è l’unico modo, ragazzi, l’unico modo per farci volgere veramente finalmente verso Gesù perché Gesù lo sa e ci dice: “Chi ha sete venga e beva”.
Alla samaritana ha detto: “Chi beve dell’acqua che io gli darò non avrà mai più sete. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna”. E anche nelle parole che abbiamo ascoltato stasera Gesù dice che dal suo grembo “[…] sgorgheranno fiumi di acqua viva”. Ecco di che cosa stiamo parlando, cercando di intravedere il mistero dello Spirito Santo, il volto invisibile di Dio. Stiamo parlando di accettare che Cristo ponga nel nostro cuore una sorgente. Solo così la sete passa. Si tratta di scoprire che in mezzo al deserto che noi siamo Dio fa sgorgare una sorgente di acqua viva e questo cambia tutto Noi non possiamo avere un’esperienza dello Spirito Santo direttamente. Possiamo solo fare questa esperienza, che quando accettiamo di entrare in noi stessi, anche se troviamo il deserto, anche se la nostra sete sembra aumentare invece che diminuire e addirittura arriviamo a un dolore che forse nemmeno noi conoscevamo, lì, se gli occhi del nostro cuore cercano il Signore, lui è capace di piantare una sorgente nel nostro cuore dolorante, sanguinante, e da lì, proprio da quella ferita, far sgorgare il dono dello Spirito Santo. E se questo mistero accade, e forse ci vogliono anni perché accada, forse ci vuole tutta la vita, da quel momento, in cui davvero non siamo più soli e siamo capaci di ascoltare questa voce interiore che ci guida e siamo capaci di tornare sempre lì quando la sete di nuovo si fa urgente e a volte ci fa soffrire e quando siamo delusi, perché abbiamo cercato quella sazietà in cose che non valgono niente, abbiamo commesso peccati e abbiamo commesso errori, lo Spirito Santo ci aiuterà a tornare lì, in quella profondità nella quale il Signore ha posto la sua sorgente di vita. E così da lì troveremo di nuovo la forza per camminare, a casa a cui tornare per riscaldare il cuore, l’orizzonte che ci ispirerà di nuovo il coraggio del cammino. “Chi ha sete venga a me e beva”.