Nella solennità dell’Epifania la Liturgia della Parola ci fa incontrare i magi, che partiti dall’Oriente,giungono Gerusalemme per incontrare il re dei Giudei.
Il loro arrivo nella città non passa inosservato. Sono loro che annunciano la nascita di Gesù al re Erode, credendo che costui possa aiutarli. La stella oltre a guidare il loro cammino, li conduce a Gerusalemme, con il tentativo di ricordare al popolo che il vero re è nato.
Il Cristo, appena nato, si manifesta a tutta umanità, non chiudendosi nei confini di un popolo, ma aprendosi alla storia di ogni uomo. Quant’è difficile accettare ed interiorizzare insegnamenti o annunci, provenienti da altri che non vivono all’interno delle nostre comunità! Molto spesso ci si sente superiori evitando di farsi interrogare o smuovere dall’annuncio ricevuto, semplicemente perché ci si ritiene più ferrati nella materia.
La figura di Erode sembra contrapporsi ai magi. Se, infatti questi chiedono pubblicamente di cercare il luogo dove trovare Cristo, egli segretamente li convoca a corte, fingendo di voler adorare il bambino. Egli agisce facendosi guidare dalla paura della possibile perdita di potere, dalla chiusura e dall’ostilità contro il Signore che viene.
I magi, invece, affrontano questo viaggio facendosi smuovere il cuore. Il loro cammino non è soltanto fisico, ma anche intellettuale. Costoro, nell’antichità, erano una classe di sacerdoti e sapienti, che si occupavano di astrologia ed interpretazione dei sogni. Il loro incontro con il bambin Gesù è molto atteso e lo denotiamo oltre dal lungo viaggio dalla preparazione e dalla cura nella scelta dei doni, doni che prefigurano già la Pasqua.
I magi diventano per noi modello di come sia possibile uscire dai propri schemi, dalla propria ritualità, dalla solita routine, per accogliere Colui che si fa presente nel mondo come dono di amore.
L’incontro con il bambino ha un effetto nella vita di questi sapienti: la scelta di prendere un’altra strada, oltre ad avere una congruenza logica all’interno del brano, ci porta a riflettere sul ritorno alla nostra routine. L’incontro con il bambino trasforma la vita, permettendoci di aprire nuova prospettiva, stimolando e affinando una crescita interiore e facendoci cambiare le priorità. I magi riescono a distinguere e a comprendere che ritornare da Erode non è la scelta giusta. Essi porteranno sempre con loro l’esperienza vissuta a Betlemme, cosa che anche noi dovremmo fare nel ricordo di tutte le feste appena trascorse, per vivere nel miglior modo possibile l’ordinarietà dei nostri giorni.
Salvatore Vurchio, IV anno