Il brano evangelico racconta come venne al mondo Gesù: «Maria si trovò incinta per opera dello Spirito Santo» (Mt 1,18). In questo versetto è racchiusa tutta la sorpresa di Maria. Non è stata lei ad aver generato il Figlio di Dio. È la prima che, fidandosi di Dio, sceglie di portare il Bambino nel suo grembo. Maria è il modello della fede che, aprendosi alla divina volontà, dà carne al Verbo di Dio.
In questa storia sembra non contare il parere di Giuseppe. Il dono c’è già, anche prima che Giuseppe prenda la sua sposa. Egli potrebbe non prendere con sé Maria, dal momento che il dono non è per lui. Questi potrebbe non prenderla dicendo che il dono non sia per lui, come noi possiamo non prendere il Cristo, pensando che il dono non sia per noi. Sovente accade di voler «prendere» Gesù, senza «prendere» la sposa Maria, cioè la Chiesa. Non si può incontrare Gesù senza la mediazione di chi prima di noi l’ha già incontrato. È la legge della vita. Non possiamo darci la vita da noi stessi, bensì qualcuno ce la dona e ci introduce in essa. Maria accoglie il Verbo non per sua iniziativa, ma per iniziativa di Dio, il quale per amore viene incontro all’uomo. La verginità di Maria risiede nella sua disposizione ad accettare il dono che le veniva dato.
I versetti successivi esprimono tutta l’inquietudine di Giuseppe: «Stava pensando a queste cose» (Mt 1,20). Egli è l’uomo del discernimento: cerca infatti una soluzione. Ripudiarla non può, perché la esporrebbe al pubblico ludibrio; al contempo non può neanche tenerla, poiché sarebbe lui esposto alla cattiva fama. La via intermedia è ripudiarla in segreto. Mentre Giuseppe pensa a queste cose gli appare in sogno un angelo, il quale gli rivela il disegno di Dio. Il sogno viene dal profondo, in quanto la Parola di Dio emerge in profondità quando non si parla, ma si ascolta. «Giuseppe, figlio di Davide, non temere» (Mt 1,20). Tutte le volte che Dio si rivela, invita a non temere. La paura fa fuggire ed essa mai viene da Dio. Giuseppe è chiamato ad andare oltre le sue paure, a fidarsi di Dio, per dare una forma nuova alla sua vita.
«Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa» (Mt 1,24). Da Giuseppe non proviene nessuna parola, solo silenzio. Un silenzio che accoglie e custodisce la Parola di Dio, per poi tradursi in azione. Ascoltare e custodire la Parola sono verbi di movimento ed indicano i modi con i quali generare vita, riconoscendosi sempre più figli di Dio.
Giuseppe Maurodinoia, IV anno