Il prologo del Vangelo di Giovanni può essere paragonato al tema che viene dato all'inizio di un'opera musicale, in esso l’evangelista sintetizza il contenuto del suo annuncio.
L’autore sacro presenta la preesistenza eterna del Verbo in Dio, presentandone, l'intimità di vita con il Padre e la sua natura divina.
Il termine "Verbo" ha come retroterra la letteratura sapienziale, dove Sapienza e Parola sono presentate come "persone" legate al Padre e inviate da lui nel mondo per orientarlo verso la vita. Il Verbo è la forza che crea, rivelazione che illumina, persona che comunica la vita di Dio, annuncio di salvezza che afferma: “Tu vivi perché sei stato pensato, voluto, amato da una Parola che ti precede”.
Questa luce, dice Giovanni, “splende nelle tenebre”. Essa non le evita restandone lontana, ma entra proprio lì dove l’umanità è più fragile, confusa, chiusa. Le tenebre, infatti, “non l’hanno vinta”: esse possono rifiutare la luce, ma non possono spegnerla. Tutta la storia, anche la nostra storia quotidiana, con le sue paure e le sue ferite, è attraversata da questa certezza: la luce è più forte delle tenebre. Ogni volta che scegliamo la bontà, il perdono, la solidarietà, la luce del verbo continua a vincere. Anche se il mondo non ha riconosciuto la Parola, dice Giovanni che è venuta “fra i suoi” e non è stata accolta, vi è ancora una possibilità: a chi accoglie la Parola è data la dignità di “diventare figlio di Dio”. Non per merito, ma per grazia.
Concludendo il prologo, l’evangelista ci consegna una frase che racchiude tutto: “Dio, nessuno lo ha mai visto; il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato”. Per conoscere Dio non servono teorie o idee astratte: basta guardare Gesú. Chi guarda a Lui, chi ascolta la sua parola, chi osserva il suo modo di amare e di donarsi, vede il volto del Padre. Questo è il messaggio profondo di Natale: il Dio invisibile ha un volto umano. Non è un Dio lontano, ma colui che si fa carne per dire a ciascuno di noi: “Non avere paura, io conosco la tua vita, le tue fragilità e le abito con te”. La Parola eterna si è fatta voce, la luce si è fatta compagna di cammino, la gloria di Dio ha preso la forma di un amore che non si stanca di salvare.
Daniele Chiffi, V anno