Da pochi giorni siamo entrati in un tempo forte: la Quaresima. Un periodo caratterizzato tradizionalmente da tanti segni esteriori che dovrebbero scuoterci interiormente. Scendendo più a fondo, potremmo interrogarci sul perché. Perché la Quaresima? Perché la Croce? Perché il digiuno e le tentazioni?
Il Vangelo della prima domenica ci conduce nel deserto, dove Gesù è tentato tre volte. Non è un racconto lontano dalla nostra vita: Cristo affronta la prova nella sua carne, dentro la concretezza dell’esistenza umana.
La prima tentazione è quella della tirannia delle soddisfazioni: trasformare le pietre in pane significa ridurre tutto al bisogno immediato, fare del desiderio un assoluto. È la tentazione di vivere solo di ciò che riempie lo stomaco e placa l’urgenza del momento.
La seconda è la seduzione di una vita facile: potere e gloria senza passare dalla Croce. È l’illusione di un successo rapido, senza fedeltà, senza sacrificio, senza obbedienza. È la scorciatoia che evita la fatica dell’amore vero.
L’ultima è centrata sul possesso come antidoto alla precarietà del vivere. Avere tutto, dominare tutto, controllare tutto per non sentirsi vulnerabili. È la tentazione di sostituire Dio con il potere, di fondare la propria sicurezza su ciò che si possiede e si controlla.
Ciò che distingue Gesù non è l’assenza della prova, ma il modo in cui la vive: una fiducia piena, filiale, senza riserve nel Padre. Le tentazioni lo spingono a fare qualcosa — produrre pane, compiere un gesto clamoroso, conquistare potere — ma lo distolgono dal perché della sua missione: vivere da Figlio. Quando il “fare” prende il sopravvento sul “perché”, si perde il senso. Gesù vince perché non permette che l’urgenza del fare soffochi la verità del suo essere Figlio.
Inoltre, non dobbiamo guardare alle tentazioni soltanto come a un’esperienza negativa. esse diventano anche un luogo di verità e di crescita.
Il nostro cuore, infatti, è segnato dall’incostanza: desidera il bene, ma facilmente si stanca; promette fedeltà, ma si lascia distrarre. Per questo ha bisogno di essere allenato. Le tentazioni, pur nella loro fatica, sono come un esercizio spirituale: mettono alla prova l’amore, lo purificano dalle illusioni, lo rendono più consapevole e più forte.
Un amore mai provato resta fragile; un amore attraversato dalla fatica si radica. Nella tentazione scopriamo chi siamo davvero e impariamo a fidarci. Dio non ci abbandona nella lotta: non saremo provati oltre le nostre forze. In ogni prova c’è una via d’uscita, una grazia nascosta, una presenza che ci sostiene.
L’àncora della nostra salvezza è la Croce: lì comprendiamo che la tentazione non ha l’ultima parola, che la fedeltà è possibile.
Pensiamo a una situazione semplice: un’incomprensione in famiglia o al lavoro. La reazione istintiva è chiudersi o ferire. Se invece scelgo di fermarmi, di ascoltare, di non rispondere con durezza, sto vivendo un piccolo combattimento spirituale. La prova non mi distrugge: mi educa.
Cristo non solo è stato tentato: ha anche vinto. Entrare nella Quaresima significa schierarsi con Lui contro il peccato, accettare il combattimento interiore e, come Lui, attraversarlo nella fiducia. Perché la vera vittoria non è evitare la lotta, ma viverla da figli, con lo sguardo rivolto al Padre.
Michele Sarcina, IV anno