«O lux beatissima, reple cordis intima»
Il Natale del Signore è una liturgia della luce che si dispiega nel tempo della notte, dell’aurora e delgiorno. Non tre liturgie diverse, ma un unico mistero contemplato mentre la luce cresce e le ombre si ritirano.
Nella notte, la luce irrompe senza clamore. La Colletta della Messa della Notte lo dice con sobria chiarezza: «Hai illuminato questa santissima notte con lo splendore di Cristo, vera luce del mondo». La luce non cancella subito il buio, ma lo abita. Gesù nasce mentre il mondo è immerso nel censimento, nel potere, negli spostamenti forzati, nella mancanza di posto (Cf. Lc 2, 1-14). Una mangiatoia diventa il primo altare della luce. Ai pastori, uomini della notte, l’angelo annuncia: «Non temete» (Lc 2, 10). La Luce vera nasce così: non acceca, ma consola; non domina, ma salva.
All’aurora, la luce chiede di essere cercata. I pastori «andarono, senza indugio» (Lc 2, 16): la fede si fa movimento. La Colletta ci parla di una luce che avvolge, che chiede di risplendere nelle opere. Non basta aver visto: occorre custodire. Maria, figura dell’aurora della Chiesa, medita nel cuore ciò che ancora non comprende del tutto. La luce cresce, ma resta mite; illumina i passi, non brucia le tappe. Chi ha incontrato il Bambino torna alla vita quotidiana glorificando e lodando Dio (Cf. Lc 2, 15-20).
Nel giorno, la luce non sorprende più. Rimane. Non è più l’irruzione della notte né l’urgenza dell’aurora, ma una presenza che abita. Il Prologo di Giovanni non racconta un fatto nuovo: svela ciò che da sempre era all’opera. Quel Bambino, adagiato nella mangiatoia, è il Verbo per mezzo del quale tutto è stato fatto. La luce che brillava tra i pastori ora si riconosce come origine, come vita, come grazia su grazia (Cf. Gv 1, 1-18). La Colletta della Messa del giorno lo confessa: Dio non solo ci ha creati, ma ci ha rinnovati assumendo la nostra carne. La luce non resta fuori da noi, entra nella nostra umanità, la attraversa, la rende capace di Dio. «E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1, 14): non per dissipare ogni ombra, ma per abitarla con noi.
Così il Natale giunge al suo compimento: la luce nata nella notte, cercata all’aurora, ora nel giorno dimora. E a quanti la accolgono è donato di diventare figli, uomini e donne illuminati dall’interno,nell’intimo del cuore, nel quotidiano, nel tempo, nella carne.
Dalla notte al giorno, il Natale del Signore ci educa a riconoscere che la luce non elimina il mistero: lo trasfigura. Come scrive san Gregorio di Nissa: «Colui che si trova nella luce non vede tenebre, così colui che ha il suo occhio fisso in Cristo non può contemplare che splendore». E così, nella Chiesa, il Natale continua: ogni volta che lasciamo entrare questa luce, le tenebre non hanno l’ultima parola.
A tutti, un santo Natale!
Nella Luce che nasce,
nella Luce che resta,
nella Luce che ci rende figli.
Tobia Michele Penna, V anno