“Sei tu colui che deve venire?”
Il Vangelo di questa III domenica di Avvento ci offre un’immagine sorprendente: Giovanni Battista è in carcere e di lì a poco sarà decapitato. Eppure il suo pensiero non sembra rivolto alla sua sorte. La sua unica preoccupazione è un’altra, ben più grande: Gesù è davvero il Figlio di Dio, oppure bisogna aspettarne un altro? Gesù, parlando con i discepoli inviati da Giovanni, non offre una definizione astratta. Indica ciò che accade intorno a Lui: “I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo”. (Is 35,5-6)
Con questa risposta sembra digli che il Messia non si riconosce dalla teoria, ma dalla vita che germoglia alla sua presenza, piccoli miracoli insomma. I segni annunciati da Isaia sono la prova, discreta ma inconfutabile, che Dio è entrato nella storia non come un potente, ma come un medico, un pastore, un fratello. Proviamo a immaginare, paradossalmente ma non troppo, la gioia che Giovanni avrà provato quando i suoi discepoli gli riferirono che, Gesù era proprio colui che egli attendeva. Una gioia che, forse, lo avrà costretto a rivedere l’idea di Messia che aveva coltivato: non un giudice severo, ministro dell’ira divina, ma un Agnello mite, disarmante, che salva con la misericordia. D’altronde, come potrebbe un Agnello incarnare la durezza che Giovanni si aspettava? Questa domenica che la liturgia ci presenta con il titolo di “Gaudete”, è un invito, nel cuore di un Avvento ormai breve, a ridestare gli animi, a “irrobustire le mani fiacche”(Is 35,3), a puntare gli occhi fissi sulla luce, a preparare il cuore alla venuta ormai vicina del Signore.
Chiediamoci:
• Quali “piccoli miracoli” quotidiani non sto più notando?
• Sono disposto a lasciarmi scomodare da un Dio che non sempre conferma le mie attese, ma le purifica?
Francesco Albino, IV anno