E se domani venisse il Figlio dell'uomo? Se domani ti venisse richiesta la tua vita, che cosa faresti? Chi abbracceresti per ultimo? Chi vorresti perdonare?
Guardare la vita da questo punto di vista, dà un aiuto straordinario a vivere bene. Non risolve le situazioni, né sbroglia le difficoltà della vita, spesso faticose; ma ti dà il giusto orientamento, come la segnaletica che indica bene il punto da raggiungere, la meta cui arrivare. Ti aiuta a decidere cosa vuoi davvero, quale passo nel piccolo compiere.
Come prepararsi alla venuta del Figlio dell'uomo?
La Parola di Dio di questa I domenica di Avvento, mansueta e lapidaria al tempo stesso, ci viene in aiuto.
Vegliate. «Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà» (Mt 24,32). Bisogna vivere la vita come se fosse un'unica veglia in attesa dell'incontro finale con Dio. Vegliare vuol dire attendere il Signore, aspettarlo come uno sposo fa con la sposa. Vegliare vuol dire non abbassare la guardia, perché non capiti che il Signore passi e che noi non lo riconosciamo. Vegliare vuol dire restare svegli tutta la notte, come un soldato durante il turno di guardia: deve mettere il bene dell'altro al primo posto, deve ben scrutare l'orizzonte, perché non accada che allarmi la città per un pericolo inesistente. Vegliare vuol dire mettere il Signore al centro della propria vita, non volendo piacere altro che a Lui. Vegliare vuol dire avere lo sguardo alto, le spalle ampie, senza farci opprimere dalla caducità della vita. Vegliare vuol dire avere la sicura certezza che il Signore è accanto a noi.
Decidersi per il Signore. Paolo, scrivendo la lettera ai Romani è lapidario. Non usa mezzi termini. Egli è deciso: «Bisogna comportarsi onestamente» (Rm 13, 13). Non si possono vivere due vite: una di notte e una di giorno, una della luce e una delle tenebre. Dobbiamo vivere alla luce, senza doppiezze e ambiguità come vetri limpidi e puliti, per fare trasparire il Sole. Essere cristiani vuol dire radicalizzarsi per Lui, perdere la testa per il Signore, rivestendosi di Lui, dei suoi sentimenti, dei suoi atteggiamenti, stare dalla parte dei più piccoli, di chi non ha nulla, di chi è povero, con pazienza, senza stancarsi.
Pensare il Paradiso. É ormai una parola desueta. Come sarà bello vivere tra le braccia di Dio! La prima lettura ce ne parla: «Alla fine dei giorni, il monte del tempio del Signore sarà saldo sulla cima dei monti e s’innalzerà sopra i colli, e ad esso affluiranno tutte le genti» (Is 2,2). Il Paradiso, la vita eterna è la ricompensa per chi si gioca la vita per il Signore, per chi fatica quotidianamente e cerca di vivere nella luce, senza mezze misure, sforzandosi in tutti i modi di piacere a Dio. Il Paradiso è la ricompensa per quelli che veramente perdono la testa per il Signore, per quanti si giocano la vita per Lui.
All’inizio di questo Avvento chiediamo allora un cuore capace di vegliare, una volontà decisa per il Signore e uno sguardo fisso sulla meta, dove Dio ci attende e lasciamo che questa certezza plasmi il nostro cuore. Vieni, Signore Gesù!
Giuseppe Urso, IV anno
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