Missione giovani

Missione giovani 2019
Arcidiocesi di Brindisi-Ostuni

Missione giovani 2018
Diocesi di Nardò-Gallipoli

lookup.diocesinardogallipoli.org

Fratelli e sorelle,

in questa suggestiva Domenica del buon Pastore, 55ma Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, ho la gioia di annunciare “LookUp!”, la Missione Giovani che avrà luogo nelle nostre parrocchie dal 29 settembre al 7 ottobre prossimi, quando accoglieremo nella nostra terra i giovani del Seminario Regionale di Molfetta e condivideremo con loro la gioia del Vangelo.

Dice Papa Francesco: «Che bello che i giovani siano “viandanti della fede”, felici di portare Gesù in ogni strada, in ogni piazza, in ogni angolo della terra!» (EG 106). Noi vogliamo sperimentare questa bellezza!

Nei giovani, lo sappiamo, abita un forte desiderio di vita e di verità che preme di essere ascoltato e decifrato: a noi spetta sostenerli e accompagnarli nell’incontrare Cristo, nel viverne la compagnia assieme nelle nostre Comunità, nel lasciarsi portare dalle ispirazioni dello Spirito Santo verso la loro piena realizzazione. La proposta di Gesù ai giovani è una proposta di gioia, è la risposta al bisogno di compiutezza che abita nel loro cuore!

«Cosa cercate?». Essi risposero: «Maestro, dove abiti?» (Gv 1,35-39). Il cuore della Missione sarà il cercare la persona di Gesù, il Maestro buono, l’Amico affidabile a cui tutti possono rivolgersi, scoprendo che Lui trasforma e rinnova la vita e la rende più bella, più gustosa, più preziosa!

Ma dove abita il Maestro? Qualcuno potrebbe chiedersi… LookUp!: Guarda in alto, guarda oltre! Cerca Dio nelle sfumature della tua vita, oltre ogni difficoltà! La Missione vuole essere l’appello a guardare verso il Cielo, a scrutare la Stella polare della storia, Gesù, alla ricerca di un sogno da compiere insieme! È questo il desiderio che ci anima: per essere una «Chiesa in uscita», occorre “stare dentro” al Cuore di Gesù e avere chiaro l’orientamento, per poi andare incontro agli altri con la luce della fede e il calore della carità che trasforma!

L’augurio è che questo tempo di grazia possa rivitalizzare tutta la nostra pastorale giovanile in chiave più missionaria e vocazionale, lasciando poi ai nostri giovani il compito di continuare la missione tutto l’anno e sempre.

Per questo motivo invito i Sacerdoti e le Comunità parrocchiali a pregare per la buona riuscita della Missione, preparando i nostri adolescenti e giovani, dialogando con loro, ad essere essi stessi missionari accanto ai Seminaristi.

Invito i Monasteri di clausura e le Comunità religiose che si trovano nel territorio diocesano a sostenere spiritualmente questa meravigliosa esperienza.

A tutti i fedeli chiedo un impegno personale, possibilmente con la partecipazione all’Eucarestia quotidiana -ricordando che l’Eucarestia è sorgente della missione – la Confessione frequente, la meditazione della Parola di Dio. Il nostro stile missionario sia quello di andare piuttosto che far venire, di partecipare piuttosto che organizzare.

E ai giovani rinnovo l’invito del S. Padre a riscoprire la bellezza di una vita donata: «Un mondo migliore si costruisce anche grazie a voi, alla vostra voglia di cambiamento e alla vostra generosità. Non abbiate paura di ascoltare lo Spirito che vi suggerisce scelte audaci. Pure la Chiesa desidera mettersi in ascolto della vostra voce, della vostra sensibilità, della vostra fede; perfino dei vostri dubbi e delle vostre critiche. Fate sentire il vostro grido, lasciatelo risuonare nelle comunità e fatelo giungere ai pastori». Noi vogliamo provarci, insieme!

Maria, Madre della Chiesa e Donna dell’ascolto, sostenga lo stupore e l’entusiasmo di questo nuovo inizio!

Buona missione!

Nardò, 22 aprile 2018

Mons. Fernando Filograna
Vescovo di Nardò – Gallipoli


Testimonianze:

Fissando lo sguardo su Gesù che passava, [Giovanni] disse “Ecco l’agnello di Dio!”. E i suoi discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù» (Gv 1,36ss.). Credo fortemente nella attualità di questa pagina. Credo vivamente nel potere che ha il Signore di calamitare gli sguardi, offrire prospettive attraenti, gusto per giovani orizzonti a chi è incerto e, a volte, parcheggiato lungo la vecchia via. «Cosa cercate?» (Gv 1,38) è stata un’occasione per rimotivarsi, una possibilità per allargare gli ideali di vita. Dio scioglie sempre i nodi: a chi è disponibile, seppur appiattito sul proprio presente e attanagliato dalla confusione, concede la capacità di rimettersi in moto, con ordine, indicando un itinerario possibile, una meta vincente. LookUp! è stata un po’ tutto questo. «Guarda in alto» abbiamo sentito dire più volte, in tutte le giovani lingue del mondo, come se il passaggio dei seminaristi nelle nostre scuole e tra la nostra gente evocasse la voce del Battista in ogni cuore, rimotivandolo. LookUp! ci ha rimesso nei polmoni il desiderio di aria pura, quella delle alte quote! Nel dialogo, nella testimonianza, nello scontro, tanti «F giovani (e non solo) hanno ritrovato il coraggio di affrontare le questioni aperte della vita insieme a Dio cercando in Lui aiuto e senso autentico. Non sono mancati neanche i diffidenti… Forse, da discepoli moderni, ci si era abituati un po’ al suo passaggio: la Missione ha rimesso in funzione le antenne, fortificato il discernimento, la discussione sugli itinerari della vita credente, aiutandoci a riscoprire l’azione stimolante dello Spirito. Oggi, in quello sguardo ecclesiale che cerca l’Alto, qualcuno inizia a dare risposte nuove, per sé e gli altri, a servizio della vocazione alla santità di cui ha sentito tanto parlare e a cui vuole provare ad aderire, magari con un bel sì!

don Antonio Bruno – Rettore Seminario diocesano di Nardò


Abbiamo accolto i seminaristi con i quali si è condivisa la bellezza dell’appartenenza a Cristo e alla Chiesa. Come dice Papa Francesco: «Che bello che i giovani sono “viandanti della fede”, felici di portare Gesù in ogni strada, in ogni piazza, in ogni angolo della terra». Ed anche noi abbiamo scelto di vivere questa grande bellezza. Ci siamo impegnati a «guardare oltre e in alto» attraverso molteplici incontri e condivisioni della quotidianità, nella quale abbiamo gustato il sapore della famiglia, facendo sgorgare e culminare tutto nel momento più importante: la Santa Messa.

Ai seminaristi che sono stati tra di noi ci hanno arricchito con i loro sorrisi e la loro testimonianza autentica piena di carità e voglia di vivere. Di vivere in pienezza.

Con i Giullari di Dio, un gruppo formato da noi giovanissimi di Azione Cattolica, guidati dai giovani e sostenuti dall’intera comunità abbiamo anche portato in scena un musical su un noto santo dell’educazione e della gioventù: Giovanni Bosco. Ci siamo preparati anche così a questo evento diocesano, tra l’altro nel clima ecclesialmente universale del Sinodo sui Giovani. Abbiamo perciò condiviso con i seminaristi il messaggio di speranza e carità che il santo prete piemontese ha incarnato e proposto alla Chiesa e al mondo.

Con i seminaristi abbiamo vissuto, inoltre, le catechesi con tutti i gruppi parrocchiali e i momenti di incontro nelle scuole: qui hanno condiviso la loro storia vocazionale insieme anche ai seminaristi della Parrocchia e ai Sacerdoti. È stato bello vedere i ragazzi porsi in ascolto dei seminaristi ed osservare la loro gioia nel seguire un Gesù vivo in una Chiesa giovane: «la gioia è la più bella creatura uscita dalle mani di Dio dopo l’amore» (Giovanni Bosco).

Ora, anche grazie all’impulso dato dalla Missione Giovani, possiamo affermare anche noi con maggiore consapevolezza che non c’è scopo più alto e sublime nella vita se non scegliere la ragione della nostra esistenza: conoscere e amare Dio! Grazie, ragazzi!!!

gruppo Giovani Parrocchia Sacro Cuore di Gesù in Galatone


l «marchio» Made in Molfetta (scritto di don Tonino Bello del 21 gennaio 1990) è ancora attualissimo. Lo posso attestare, con orgoglio di ex-alunno, dopo la full immersion che lo Spirito Santo ha donato alla nostra Chiesa locale all’inizio di questo anno pastorale: la Missione Giovani, simpaticamente intitolata Look Up!.

Non posso negare una iniziale trepidazione. Tra parroci ci si scambiavano discorsi del tipo: «speriamo bene»; «chissà chi ci capiterà»; «dovremo far finta di sorridere per una settimana ininterrotta». E invece già dal piovoso pomeriggio dell’arrivo dei due pullman con i giovani e la loro accoglienza – goliardicamente accostata ora al compimento di una pratica di adozione, ora alla tratta di schiavi – la Missione Giovani cominciava ad entrare nel cuore delle Comunità.

Così sono emerse, anche dai banchi di scuola, curiosità e dilemmi, ma anche squarci di drammi familiari e luci di speranza. Sono fiorite relazioni, tra risate e discorsi seri, e ogni luogo era buono: la chiesa come la piazza, i locali parrocchiali come la scuola, le case di famiglia come quelle di riposo e di accoglienza.

Insomma era il made in Molfetta che dava prova del suo tocco di classe spirituale (vedi don Tonino) che emergeva limpidamente in ogni momento della Missione. Era stata accolta la mia richiesta di accogliere quattro giovani. Più volte nel corso della settimana ho detto: «la prossima volta ne chiedo otto!». Un solo rammarico. Lo scrupolo di aver riempito un po’ troppo il programma. Ma poi ci siamo detti: «ma quando ci capita un’altra occasione così?».

Look up!: Guarda in alto, prendi il largo, respice Stellam. Grazie a Dio e a voi, per averci fatto levare lo sguardo e alimentato le riserve della speranza in una Chiesa giovane.

don Massimo Cala – Parroco di Santa Maria delle Grazie in Sannicola


Dei giorni della Missione Giovani nella Diocesi di Nardò-Gallipoli conservo tanti volti, tante esperienze, tutto racchiuso e ben custodito dallo slogan che ci ha accompagnato per molti giorni: Look Up!

Questo motto, entrato subito nella testa, ci ha invitati a guardare verso il cielo, verso un orizzonte, con sogni e desideri che non escludono il dialogo con Dio. Ed è stato proprio questo il tema dei nostri incontri con i giovani salentini. Ci siamo soffermati a riflettere se siamo capaci di ricercare: paradossalmente proprio in un mondo dove basta un semplice click su Google per avere subito a disposizione tutto ciò di cui ho bisogno. Ma questo mi rende veramente felice? Abbiamo capito che questo modo di cercare non mi rende sempre protagonista della mia vita.

Nelle scuole abbiamo dialogato con i giovani sul tema del sogno: partendo dalla consapevolezza che ognuno di noi ne ha uno. E realizzarlo D ci rende felici. È stato bello farsi custode dei desideri di tanti ragazzi incontrati; ma mi sono ritrovato a confrontarmi anche con ragazzi che affermavano di non averne perché convinti di non poterli realizzare. Da ciò è nata una riflessione personale: io, giovane in cammino vocazionale, come posso aiutare questi giovani? Penso che il primo aiuto sia la testimonianza della propria felicità: dimostrare che vale davvero la pena impiegare tutte le energie e il tempo per realizzare il nostro sogno, senza vergognarsi di chiedere aiuto.

Se ripenso a questa esperienza sono contento che l’accoglienza sia stata molto calorosa. Ogni giorno siamo stati ospitati da famiglie diverse, che non hanno mai perso l’occasione per farci gustare le tante specialità del sud della Puglia. Proprio la tavola diventava luogo di condivisione e di dialogo, dove ci siamo lasciati provocare dalle domande che ci sono state rivolte.

Questi giorni di Missione non sono in realtà ancora finiti se continuiamo a vivere quella stessa e magnifica esperienza di una Chiesa che può e potrà fare tanto per i giovani del nostro tempo. Di ogni tempo. 

Andrea Russo – II anno

Missione Giovani 2015
Diocesi di Lecce

Cari giovani,

  1. Nei prossimi giorni (19-28 settembre) vivremo con voi una singolare esperienza che abbiamo chiamato Missione Giovani con il motto E’ bello stare con te.

       Gli animatori di questa singolare proposta che la nostra Chiesa di Lecce offre a tutti voi, saranno un centinaio di vostri coetanei che verranno a incontrarvi nei vostri luoghi: scuola, parrocchie luoghi delle vostre aggregazioni, come da accluso programma, per parlarvi di come una persona: Gesù Cristo ha cambiato la loro vita fino alla decisione di seguirlo fino in fondo sulla strada di un impegno totale e definitivo che parli di Lui non ancora passato di moda.

Desiderano conoscervi, incontrarvi, dialogare con voi, ascoltare, per mettervi a parte di questa scelta che li ha cambiati radicalmente.

Questa mia lettera/invito per voi è scritta da me e da uno di questi vostri amici che conoscerete nella prossima settimana, al quale ho chiesto di darmi una mano. Sono giovani che hanno deciso di rispondere a una chiamata di Gesù Cristo che a loro è risuonata come un giorno agli Apostoli: “Seguitemi, vi farò pescatori di uomini”.

 

  1. Vorrei raggiungere ciascuno di voi, cari giovani, lì dove siete, senza distinzione alcuna, per mettermi in ascolto della vostra ricca interiorità, per condividere un tratto di strada insieme, forse anche il vostro silenzio, le vostre tante domande, la preoccupazione per il domani. Vi prego di sentirmi con voi: ci accomuna l’avventura della vita, l’abitare questo nostro tempo, la ricerca costante del volto di Dio nelle pieghe e nelle piaghe della storia. Sono pellegrino con voi! Tento di camminare, anche se con un po’ di fatica a causa del passo più lento, sulle vostre strade.

Sono sicuro che ognuno di voi coltiva dentro di sé almeno un desiderio per la propria vita, un sogno di pienezza, di felicità. Non un desiderio qualunque, ma proprio quello che rende la vita aderente a ciò che siamo, che dà orientamento al nostro esistere, motivazione e significato a ciò che compiamo, alle scelte che viviamo. È quel desiderio d’infinito che in fondo portiamo con noi, quello che nessuna illusione può appagare. Fin dalla vostra età ho capito che solo una persona può appagare questa mia e nostra ricerca, questa sete grande di verità, di senso: Gesù Cristo.

Quello con Lui è stato l’incontro che ha cambiato la mia vita. Gesù Cristo desidera incontrarci, cerca noi, anzi cerca proprio te. Non giudica la nostra vita, la ama. Non abbiate paura di lasciar entrare il Risorto nella vostra vita! La fede non è un’idea da dimostrare, un concetto da custodire, ma un incontro da vivere. Cristo è la chiave di volta della nostra esistenza. Lui conosce la fatica che noi uomini sperimentiamo nel fidarci di Lui. Non abbiate paura di perdere: con Cristo non abbiamo nulla da perdere, ma tutto acquista lucentezza in Lui. Lasciatevi amare da Dio. Così come siete, in cammino, con le vostre paure, fatiche. Nessuno dice che il cammino è semplice. Ma posso testimoniarvi che vale la pena di provare a percorrerlo. Vale la pena lasciare che Dio scommetta sulla nostra povertà. Cristo non si vergogna mai di noi! Non si vergogna mai di me, né di te: siamo sue creature. Siamo preziosi ai suoi occhi. Cristo ama l’uomo, ogni uomo! Conosce tutto di noi, e proprio per questo ama tutto di noi. Ci guarda con tenerezza, come sue creature uniche. Non si pente di averci regalato la vita. Non si pente di averci creati liberi, anche di dirgli: “No, grazie!”. Lui continua a sperare, a pregare che possiamo accorgerci del suo amore gratuito per noi. Se ancora oggi, più che mai nel corso dei secoli, migliaia di persone sono disposte a lascarsi uccidere, sgozzare e crocifiggere per la fedeltà di questo amore, ci sarà un motivo?

  1. Forse vi sembrerà strano che il vostro vescovo vi parli così: ho desiderato condividere qualcosa di me con voi. Mettervi a parte del mio stesso cammino di fede, che è il sentiero con cui ogni cristiano si confronta quotidianamente. Vivere con Cristo è possibile. Lo sperimento da una vita, la mia, ormai abbastanza lunga.

Ogni giorno chiedo al Signore che vi dia la grazia e la gioia di accorgervi di quanto vi ami, vi cerchi e vi attenda. Chiedo con insistenza a Lui che abbia cura della vostra vita. Non lasciate che niente e nessuno vi illuda con promesse di vita a metà. Non permettete a nessuno di rovinare quell’anelito di immenso che scorgete dentro di voi. Ascoltate la vostra vita! Ascoltate questa sete. Lasciatevi condurre dal Maestro Interiore. Coltivate il desiderio dell’incontro con Dio. Allora sentirete il suo abbraccio di Padre, il suo sguardo che accarezza e la sua stessa vita che scorre dentro di voi. E di fronte a tutto questo ogni altro desiderio crolla, cede il posto allo stupore ed alla meraviglia…alla vera pienezza.

Intanto approfitto per augurare a quanti tra voi vivono l’esperienza della scuola, un buon nuovo anno scolastico, libero e scevro dalle troppe pastoie che talvolta rendono questo tempo importante del vostro processo educativo, pesante, incerto e non sempre rispondente alle vostre giuste attese.

Vi aspetto per incontrarvi e dialogare con voi nei prossimi giorni ai tanti appuntamenti che ci vedranno insieme. Il programma che avete tra le mani vi darà la possibilità di trascorre insieme tra voi e con noi un po’ del vostro prezioso tempo.

Con amicizia sincera, sicura, affettuosa

+ Domenico

Missione Giovani 2014
Diocesi di Ugento – S.M. di Leuca

Cari seminaristi,

la conclusione della “Missione Giovani” nella nostra Diocesi di Ugento-S. Maria di Leuca cade nella ricorrenza liturgica della festa degli arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele. Si tratta di una circostanza provvidenziale perché il riferimento ai tre arcangeli costituisce un aiuto a comprendere l’identità e la missione del sacerdote. Per illustrare questo rapporto è opportuno richiamare i due principali riferimenti del termine “angelo”.(…)

Oltre all’ accezione cristologica, il termine angelo ha anche un riferimento ecclesiologico. “Angelo della Chiesa” è un’espressione tipica dell’Apocalisse che, per la sua ricorrenza in tutte e sette le lettere, acquista un rilievo letterario particolare. Le interpretazioni proposte si possono ricondurre a due: “angelo” indicherebbe un’entità collettiva tendente a coincidere con la Chiesa alla quale è indirizzato il messaggio o un’entità individuale di tipo celeste (angelo custode, protettore) o di tipo terrestre (vescovo). L’identificazione tra angeli e vescovi può essere allargata anche ai presbiteri. Essi sono ordinati per essere “angeli” delle loro comunità. In tal modo, sono richiamate alcune dimensioni costitutive del presbiterato: lodare Dio, custodire la Chiesa, annunciare il vangelo.

  Il primo compito è: “dare lode a Dio”, come attestato nel trisagio di Isaia (Is 6,3), nel racconto della nascita di Cristo (Lc 2, 13-14), in diversi riferimenti dell’Apocalisse (Ap 4,6-8; 5,8-10). Gli angeli lodano il mistero ineffabile di Dio e i suoi interventi salvifici nella storia. Anche il sacerdote è chiamato all’«officium laudis». Il ministero pastorale, la celebrazione eucaristica e l’amministrazione dei sacramenti sono orientati a dare gloria. Il Concilio Vaticano II afferma: «Il fine cui tendono i presbiteri con il loro ministero e la loro vita è la gloria di Dio Padre in Cristo. E tale gloria si dà quando gli uomini accolgono con consapevolezza, con libertà e con gratitudine l’opera di Dio realizzata in Cristo e la manifestano in tutta la loro vita. Perciò i presbiteri, sia che si dedichino alla preghiera e all’adorazione, sia che predichino la parola, sia che offrano il sacrificio eucaristico e amministrino gli altri sacramenti, sia che svolgano altri ministeri ancora in servizio degli uomini, sempre contribuiscono all’aumento della gloria di Dio e nello stesso tempo ad arricchire gli uomini della vita divina» (Presbyterorum ordinis, 2).

  Il secondo compito è: custodire gli uomini. Sin dal libro dell’Esodo, la Scrittura  richiama l’azione di custodia dell’angelo (cfr. Es 23,20). La devozione verso gli angeli custodi è stata ufficializzata nella liturgia della Chiesa cattolica nel 1608 con l’istituzione della festa fissata da papa Clemente X per il 2 ottobre. Pur senza mai formulare una definizione dogmatica, il magistero ecclesiale, sulla scorta di quanto sostenuto da Tertulliano, Agostino, Ambrogio, Crisostomo, Girolamo e Gregorio di Nissa, afferma che ogni uomo ha un proprio angelo. La Colletta della Messa odierna prega con queste parole: «O Dio, che nella tua misteriosa provvidenza mandi dal cielo i tuoi Angeli a nostra custodia e protezione, fa’ che nel cammino della vita siamo sempre sorretti dal loro aiuto per essere uniti con loro nella gioia eterna». Il Catechismo della Chiesa cattolica afferma che «dal suo inizio fino all’ora della morte, la vita umana è circondata dalla loro protezione e dalla loro intercessione» (CCC 336) e cita la significativa frase di Basilio di Cesarea: «Ogni fedele ha al proprio fianco un angelo come protettore e pastore, per condurlo alla vita».

  Compito del pastore è, dunque, quello di custodire il gregge e condurlo al pascolo, portare gli agnellini sul petto (cfr. Is 40, 11), avere cura delle pecore deboli e andare in cerca di quella smarrita (cfr. Mt 18, 12-14). Questo significa che il ministro ordinato deve precedere, guidare, conservare l’unità e farsi “modello del gregge” (cfr. 1Pt 5,3). A imitazione di Gesù, egli «a volte si porrà davanti per indicare la strada e sostenere la speranza del popolo – il pastore deve essere avanti a volte – altre volte starà semplicemente in mezzo a tutti con la sua vicinanza semplice e misericordiosa, e in alcune circostanze dovrà camminare dietro al popolo, per aiutare coloro che sono rimasti indietro» (Papa Francesco, Evangelii gaudium, 31).

  Il terzo compito è: essere messaggeri di Dio. Nella lingua greca, “angelo” vuol dire “messaggero”. Sant’Agostino afferma: «Angelus officii nomen est, non naturae. Quaeris nomen huius naturae, spiritus est; quaeris officium, angelus est» («La parola angelo designa l’ufficio, non la natura; se si chiede il nome di questa natura si risponde che è spirito, se si chiede l’ufficio, si risponde che è angelo», Agostino, En. in ps., 103,1-15).

  Come gli angeli, i sacerdoti sono costituiti messaggeri di verità. Al tal proposito, vale la pena di meditare le seguenti parole di K. Rahner: «Vi sono messaggeri di questa verità, messaggeri umani. Essi vengono con parole umane ma queste sono ripiene di verità divina. E dicono una cosa antichissima e tuttavia non mai ancora compresa: dicono la verità, che sola non avvizzisce, sola non si logora, sola non si consuma. Dicono Dio: il Dio dell’eterna gloria, il Dio della vita eterna; dicono che Dio stesso è la nostra vita; proclamano che la morte non è la fine; che l’astuzia del mondo è stoltezza e miopia; che vi è un giudizio, una giustizia ed una vita eterna. Dicono sempre la stessa cosa, monotonamente, infinite volte. La dicono a se stessi e agli altri, poiché gli uni e gli altri devono confessare di non aver ancora mai compreso ciò che viene predicato: Dio, il Dio vivente, il vero Dio, il Dio rivelato, Dio, il Padre del nostro Signore Gesù Cristo; Dio, che riversa prodigalmente la propria infinità nel nostro cuore, senza che noi ce ne accorgiamo; Dio, che fa della nostra spaventosa precarietà l’inizio della vita eterna – e noi non vogliamo crederlo. Questo dicono i messaggeri. Per questo hanno studiato e meditato; tutto questo si sono sforzati, spesso disperatamente, di far penetrare anche nella meschinità del proprio spirito e nell’angustia del proprio cuore. Eppure non ci sono ancora riusciti: sono ancora apprendisti di Dio. E tuttavia, Dio ordina loro di mettersi a parlare di ciò che essi stessi hanno compreso soltanto a metà. Ed essi cominciano. Balbettano, sono impacciati, sanno bene che tutto ciò che hanno da dire suona così strano, così inverosimile, sulla bocca di un uomo. Ma vanno e parlano. E, oh meraviglia! trovano perfino degli uomini che, attraverso il loro strano discorso, percepiscono la Parola di Dio; […] ma Dio è con loro. Con loro, nonostante la loro miseria e il loro peccato. Essi non predicano se stessi, ma Gesù Cristo, predicano nel suo nome, e sono confusi fino in fondo al cuore per ciò che egli ha detto loro: “Chi ascolta voi, ascolta me; chi disprezza voi, disprezza me”». (K. Rahner, Sul sacerdozio, Brescia, Queriniana, 1967) .

mons. Vito Angiuli
Vescovo di Ugento – Santa Maria di Leuca


Testimonianze:

Apriteci alla Verità, porteremo la vita. No, non ho sbagliato a scrivere quello che è stato il tema della missione giovani vissuta nella diocesi di “Ugento – S.M. di Leuca”, ma ho voluto riportare ciò che i ragazzi incontrati mi hanno e ci hanno consegnato. Mi sono reso conto di come non c’è stato alcun bisogno di esortare i giovani a mettersi alla ricerca di quella Verità che può rendere la loro vita autentica, ma in questo cammino di ricerca sono già incamminati, spinti da un’esigenza che contraddistingue il cuore di ogni uomo e donna sulla terra: il desiderio di Felicità.

Ma proprio davanti a questa felicità che desiderano con tutto se stessi, sono costretti a scontrarsi con la triste realtà dei fatti: essere felici è un’impresa. Purtroppo la generazione giovanile di oggi, la mia generazione, ha un grosso problema con la fatica: se si può evitare siamo tutti più contenti. E allora ci si chiude nella mediocrità, accontentandosi di ciò che ci fa sopravvivere e chiudendo il cuore a ciò che desidera, che ci farebbe vivere, ci farebbe portare vita. Assenza di speranza, pessimismo dilagante, sono tutti fattori che contribuiscono a prendere la decisione di non cimentarsi nell’impresa di essere felici. Per accorgermi di tutto questo è stata fondamentale l’esperienza fatta all’interno della scuola. Ho avuto la fortuna di tornare nella mia scuola superiore, il “Meucci” di Casarano, dove ho vissuto momenti significativi ed anche molto dolorosi. Nelle discussioni che i nostri interventi sollevavano, non è stato difficile riconoscere la solitudine di tanti ragazzi che su questo percorso di ricerca si sono messi a camminare da soli, senza qualcuno che li guidi, senza un’idea precisa di quello che è l’itinerario da percorrere. Camminare da soli in terreni inesplorati è pericoloso, ci si perde. Davanti a questo “tremendo” dato di fatto, non ho potuto non cogliere quella richiesta: Apriteci alla Verità, porteremo la vita! I giovani chiedono aiuto. L’esperienza della missione mi ha fatto capire come la scuola possa essere un luogo privilegiato per iniziare la nostra risposta alle loro richieste. Non è vero che a loro non importa di Gesù, anzi, questo nome assumeva un sapore più dolce non appena capivano che l’unico desiderio che Lui ha sulla loro vita è proprio la felicità. Quando comprendevano che i loro desideri più profondi erano anche i desideri che Dio ha per loro, ecco che scoppiava una scintilla, si accendeva una luce sul loro cammino, un faro che anche se lontano indicava loro un percorso, magari ancora un po’ in penombra, per giungere alla Felicità.

Questa è stata la bellezza della missione giovani: poter portare un piccolo segno di speranza nella vita di questi giovani, convinto che quella è anche la speranza che mi anima e mi guida nel cammino verso Cristo. La missione è stata per me come una carica batterie, soprattutto nell’esperienza della tenda dell’adorazione che insieme ai giovani delle quattro comunità parrocchiali di Taurisano abbiamo vissuto alla “Rotonda”, centro della vita dei giovani Taurisanesi. Mi sono caricato di tutto l’entusiasmo che questi ultimi hanno messo nell’animare quel momento di preghiera a tu per tu con Gesù: la gioia e la vitalità di una fede fresca e  giovane, magari ancora incerta e fragile, hanno riacceso in me quella voglia di rimettermi in cammino alla continua ricerca della Verità per gustare finalmente la Felicità!

Salvatore Ciurlia


Fedele al modello del Maestro, è vitale che oggi la Chiesa esca ad annunciare il Vangelo a tutti, in tutti i luoghi, in tutte le occasioni, senza indugio, senza repulsioni e senza paura” (Evangelii Gaudium, n. 23).

Memori dell’invito del Santo Padre Francesco a essere portatori della gioia del Vangelo, per l’ottavo anno, il Seminario Regionale Pugliese ha proposto ai seminaristi teologi la splendida e formativa esperienza della missione giovani, svoltasi dal 21 al 29 settembre u. s., dal tema “Apriti alla Verità, porterai la Vita”.

Un annuncio semplice, gioioso e senza timori è stato quello che abbiamo cercato di donare alle 43 parrocchie della diocesi di Ugento – Santa Maria di Leuca e a tutti i giovani, e non solo, che hanno incontrato quasi cento giovani del nostro seminario. Un annuncio che ha le sue radici nel rapporto profondo, intimo e fecondo con la Parola di Dio, che non rimane etereo ma che si rende concreto nella testimonianza della propria vocazione, nell’ascolto delle famiglie e dei giovani sempre più alla ricerca dei veri valori della vita ma anche nel confronto vitale con chi non riesce a comprendere l’importanza di progettare la propria vita con Dio, di mettersi in ricerca per trovare e realizzare il sogno che Dio ha per ognuno di noi.

Un annuncio vero richiede gratuità ma in realtà non è stato così: la fraternità presbiterale, l’accoglienza cordiale e premurosa delle famiglie che ci hanno ospitato ma soprattutto l’amore di Dio che abbiamo potuto scorgere in quanti hanno incrociato il nostro cammino, è stata la ricca ricompensa umana e spirituale che ci siamo portati via per cominciare con la giusta carica il nuovo anno formativo! Noi abbiamo cercato di “esprimere adeguatamente e con bellezza il contenuto essenziale del Vangelo” cercando, nei limiti del possibile, di aver dato con la nostra vita qualche piccola risposta “alle domande più profonde dei cuori”(EG, n. 265).

Vincenzo Giannico


Volti, incroci di sguardi, storie narrate, vite affaticate, sogni esaltanti, nuove relazioni. Tutto questo è missione giovani. Una full immersion accanto a gente – soprattutto giovani – che impari a conoscere ogni giorno di più semplicemente perché condividi ciò che di più importante hai nella vita: il tuo progetto di felicità con Cristo. Anche quest’anno ho iniziato il mio ultimo tratto di strada con la “prima settimana di esercizi spirituali annuali”. Si, perché è Dio che ci attende e prepara le esperienze per innescare in noi occasioni di crescita. Sono stati giorni intensi, operosi, in cui dover riflettere su ciò che ho maturato nel mio cammino, contemplando il passaggio di Dio nella mia vita per poterlo raccontare ad altri. Abbiamo condiviso un tratto di strada con questa comunità cristiana e come sempre abbiamo ricevuto il centuplo mentre davamo miseramente quel poco che avevamo. Come in ogni esperienza, tornando all’ordinarietà delle mie giornate, non posso fare a meno di preparare lo zaino per il viaggio di ritorno. Questa volta lo riempio di almeno tre cose che custodirò come preziose.

La prima è la bellezza di essere chiesa. Scelgo di metterla in fondo allo zaino perché sia da fondamento a tutto il resto. Come comunità siamo andati nelle parrocchie, “due a due”, come comunità abbiamo vissuto. In questo “stare con” ho potuto sperimentare la bellezza dell’arricchirci gli uni della testimonianza degli altri.

La seconda cosa che mi porto nello zaino è la condivisione. Ho sperimentato quanto la gente si attenda da noi questo atteggiamento. Stare, capire, ascoltare, farsi prossimi. Da presbiteri sarebbe bello portare a tutti un vangelo che sa di vissuto e non di polvere da biblioteca.

La terza cosa che mi porto è l’immagine degli occhi frizzanti di vita dei giovani incontrati nelle scuole. La metto per ultima perché, aprendo lo zaino, possa guardarla spesso. Mentre raccontavo la mia vita conquistata da Cristo scorgevo nei loro sguardi la voglia di una vita piena di senso, bella, felice. Così come a volte la solitudine nel realizzare i loro sogni e progetti. Quello sguardo è ciò che ha motivato il mio cammino ancora una volta, col desiderio di poter donare la vita anche a loro.

Giorgio Nacci


Chiedo scusa a tutti per questo titolo poco originale, perché non è farina del mio sacco, ma certamente evocativo il grande don Tonino Bello.

Non posso certamente cominciare in modo diverso visto che ho avuto la grazia di trascorrere l’intera missione giovani nel comune di Alessano, città natale di don Tonino e custode delle sue spoglie mortali. Per questo motivo la missione ha assunto dei caratteri unici e decisivi. È stata per me la terza esperienza missionaria vissuta con la comunità del seminario.

Le giornate sono trascorse nella più grande ordinarietà e semplicità di una vita che ha preso il ritmo di don Gigi Ciardo, parroco di Alessano, e della gente che tra il mattino e la sera ho avuto occasione di incontrare e incrociare per le strade del paese, sulla via che conduce al cimitero (meta pomeridiana quotidiana!) e nelle comunità parrocchiali dell’intera forania. L’esperienza è stata ancor più arricchita dalla condivisione fraterna avuta con Donato e Angelo, certamente più impegnati di me…

Al mattino ho avuto molto tempo per pregare, preferivo sostare nella cappellina del SS. Sacramento della Chiesa Madre di Alessano. Così ho potuto sperimentare e vivere il ministero sacerdotale di chi è chiamato a sostenere, con le braccia alzate, l’azione missionaria che si andava svolgendo nelle scuole. La mattinata si è presentata interessante per la condivisione presbiterale avuta con don Gigi, il quale non ha mancato di aiutare il mio entrare sempre più nella realtà del territorio a contatto con la gente e le “bellezze marine” del posto.

Nel pomeriggio-sera ho visitato le comunità della forania che accoglievano i seminaristi.

Sono ricolmo di gioia, nel profondo del cuore, perché mi è stato chiesto semplicemente di condividere la vita di quanti ho incontrato e mi hanno accolto. È bello “stare” in tutta semplicità tra la gente e seguirne i ritmi, le fatiche, le speranze… inserirsi in un cammino già avviato e farlo tuo, seppure solo per sette giorni. È questa la missione che sto imparando sempre più ad amare, che non chiede uno “spirito di conquista” e novità astruse per farsi ascoltare, ma che semplicemente “fa suo ciò che trova” e ti chiede di portarlo con te, nel cuore, nella mente, davanti al Signore…

Questa esperienza, così fatta, mi ha aiutato ad aprirmi alla verità di me stesso perché mi ha chiesto di accogliere la vita di altri e farla diventare vita per altri… è questo il segreto di una vita condivisa e partecipata che, nel nome di Gesù, mi è stato consegnato…

don Francesco Santomauro – Educatore

Missione Giovani 2013
Diocesi di Castellaneta

Carissimi,
nei giorni 21 – 29 settembre la nostra Diocesi vivrà un’esperienza giovanile bellissima: “una botta di vita” per tutti i giovani!
Saranno tra noi i seminaristi del Seminario Teologico Regionale di Molfetta: un centinaio di storie interessanti da conoscere e raccontare agli altri. Gente normale ma che sta vivendo un cammino speciale, per riuscire a rispondere alle attese profonde del cuore e al desiderio sempre più forte di dare un significato alla propria vita nel servire gli altri.
Incontrandoli, ci scopriremo anche noi “abitati” da Dio! Ci confronteremo sul fascino e sulla responsabilità di questa certezza, guardando questi giovani in ricerca che, oggi come ieri, stanno dando un volto nuovo alla loro storia dopo aver incontrato Gesù.
Forse proprio loro ci aiuteranno a capire meglio il segreto dei nostri “amici” che vanno ad abitare su Facebook in cerca di un dialogo per ritrovarsi.
Forse proprio loro ci aiuteranno a guardarci dentro. Con curiosità e amore scopriremo che anche la nostra coscienza e tutto il nostro universo psicologico non sono lontani da Dio: anzi continuamente ci accorgiamo di agganci con il mistero affascinante della vita e del suo significato più pieno. Tanti interrogativi e tanti sentieri di risposta.
Forse proprio loro ci aiuteranno ad ascoltare il grido di aiuto che viene oggi al nostro orecchio da tanti che vivono nel bisogno, affamati di umanità.
Forse proprio loro ci aiuteranno a contemplare l’opera dello Spirito Santo, che ci conferma nella fede in Colui che è venuto «ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,14b), e con noi rimane nel dono prezioso dell’Eucaristia.
Benedico tutti coloro che ci aiuteranno a vivere questa bella avventura con e per i giovani: famiglie e persone sole, parrocchie e oratori, scuole e associazioni, religiosi e religiose. In particolare le Sorelle Povere di Santa Chiara, “amiche” speciali che ogni giorno vi cercano e vi taggano su “FaceGod”.

+ Pietro Maria Fragnelli
vostro Vescovo

 

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