Concedi a noi di adorarti con tutta l’anima e di amare tutti gli uomini con la carità di Cristo.
Così, la Liturgia di questa domenica, nella colletta, ci introduce alla preghiera. Com’è la carità di Cristo? potremmo chiederci. Evidentemente un amore capace di attraversare quel sentito dire che allontana, per giungere, dritto al cuore di ogni uomo. È l’amore dello Sposo per la sua Sposa, la Chiesa, che specialmente nel giorno di domenica si riunisce per rendere grazie. Avere la capacità di scegliere quest’amore vivo e operante, permette di accostarci al Vangelo delle beatitudini con un sapore tutto nuovo e non come fosse una sorta di corollario liturgico, già letto tante volte.
Mi fermo su una sola delle nove beatitudini che l’evangelista ci presenta.
Leggiamo che i miti sono beati ed erediteranno la terra. Perché i miti? Quale terra sarà loro eredità? I miti sono coloro che coltivano una sana vita interiore e non la usano per schiacciare; coloro che non confondono l’ego con la verità: questi sanno rinunciare ad avere l’ultima parola; sono coloro che attraversano il conflitto con la pace, senza violenza.
Sono coloro che vivono già della stessa carità di Cristo e, poiché già amati da Lui, hanno imparato ad amare ogni fratello. Questi ricevono quell’eredità, come dono, già qui in terra. Ricevono la terra promessa, tanto desiderata, che è comunione intima con Dio. E noi, circondati dai nostri stessi muri, siamo consapevoli che, oggi, dall’altra parte del muro, è stata preparata per noi una terra promessa che attende la nostra presenza?
Antonio De Salvatore, V anno