“Questi è il Figlio mio, l’Amato: in lui ho posto il mio compiacimento”.
Dove risiede la grandezza di Dio? Lui non si lascia afferrare.
La nostra mente, il nostro intelletto, non possono contenere l’immensità di Dio. Possiamo scorgere solo alcune sfumature della Sua Presenza nella nostra vita e, quando pensiamo di averle colte, Lui è già oltre. Il nostro Signore è Oltre: compie gesti che vanno fuori dalla logica e dalla comprensione umana.
Il Vangelo di oggi ne è la prova. Perché Gesù si fa battezzare nel Giordano? Perché il “senza peccato” si mette in fila tra i peccatori per farsi battezzare da Giovanni? È qui che si manifesta lo stile di Dio. Gesù non entra nella storia dall’alto, non prende le distanze dall’umanità ferita, ma sceglie di starci dentro fino in fondo. Si mette in fila, attende il suo turno, condivide la condizione di chi cerca conversione. Non ha bisogno di essere purificato, ma sceglie di farsi solidale, di caricarsi sulle spalle il peso dell’uomo. La sua grandezza non sta nel sottrarsi, ma nell’abbassarsi. Giovanni resta spiazzato: “Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te”. È lo stesso scandalo che spesso abita anche noi, quando Dio non corrisponde alle nostre attese. Ma Gesù risponde: “Lascia fare per ora”. La giustizia di Dio non è una fredda osservanza, ma un amore che si consegna, che percorre fino in fondo le strade dell’uomo. Ed è proprio mentre Gesù scende nell’acqua che il cielo si apre. Non quando si esalta, ma quando si abbassa; non quando si separa, ma quando si mescola. Lo Spirito scende su di lui e la voce del Padre lo rivela: “Questi è il Figlio mio, l’amato”. L’identità di Gesù si manifesta nella sua scelta di prossimità, di obbedienza fiduciosa, di amore che non teme di sporcarsi le mani. Questo Vangelo ci interpella. Anche noi spesso cerchiamo un Dio potente secondo i criteri del mondo, mentre Lui continua a farsi incontrare nelle acque torbide della nostra vita, nei cammini di conversione ancora incompiuti. Il battesimo di Gesù ci dice che Dio non ci aspetta quando saremo “a posto”, ma ci raggiunge proprio dove siamo, per rialzarci e aprire anche per noi il cielo.
Francesco Suriano, IV anno