“C’era una volta… – Un re- diranno subito i miei piccoli lettori. No, ragazzi avete sbagliato. C’era un pezzo di legno. Non era un legno di lusso, ma un semplice pezzo di catasta, di quelli che di inverno si mettono nelle stufe e nei caminetti per accendere il fuoco e per riscaldare le stanze. Non so come andasse, ma il fatto che questo pezzo di legno capitò nella bottega di un vecchio falegname…” (C. Collodi).
È un incipit che delude le attese dei lettori quello che Carlo Collodi sceglie per cominciare il racconto delle “Avventure di Pinocchio”. I lettori in cerca di un re si trovano, leggendo il testo, alle prese con un semplice legno che reso burattino vuole diventare un bambino vero. Tuttavia, proprio perché questo testo ci parla della vita umile di un povero falegname e non della vita di un palazzo reale, penso che questa narrazione possa ben esprimere il cammino che vissuto in questi dieci anni di ministero, mettendo in luce le attese, i sogni e la semplicità di un cammino vissuti giorno dopo giorno.
“C’era una volta… – Un re”. Chi da bambino, non ha sognato almeno una volta di essere come un re? Sinceramente non credo di aver mai fatto questo tipo di sogno, tuttavia immaginando il mio futuro, molte volte l’ho sognato regale. Una storia fiabesca dove tutto era perfetto, senza contraddizioni e senza fatiche, un racconto in cui i paradossi del passato avrebbero lasciato spazio a un sereno futuro. Ma io non ero un re e la mia vita non era una fiaba, perciò come avviene all’inizio del racconto di Collodi anche la mia vita ha dovuto fare i conti con la realtà: la storia che stavo raccontando, la mia storia era diversa e parlava solo di un ragazzo, che abitando in casa di un falegname, avrebbe camminato per diventare un uomo.
Eccovi dunque, in poche parole, il mio racconto di questi dieci anni: non è certamente una storia perfetta, né iconica, ma sicuramente è una storia cambiata dall’incontro con qualcuno che ha visto in me una persona da amare e che mi ha scelto per camminare con lui in questa via. Questo qualcuno è un uomo vissuto tanti anni fa che ha rivelato a ognuno il volto di un Dio amore, che dà la vita per i suoi amici, che affronta il male del mondo con il perdono della croce. È una persona che si è fidata di me, che mi ha reso figlio e che mi ha permesso di incontrarlo in ogni persona incrociata e con cui ho condiviso parte del mio cammino.
Quest’anno, ricordando il mio decimo anniversario, sarò lieto di dirgli ancora una volta il mio sì, che non pronuncerò da solo ma insieme alle persone che ho avuto la gioia di accompagnare in questi anni, alle persone che ho lasciato e che ho incontrato e in particolare insieme ai ragazzi che in questi anni sto accompagnando nel loro cammino di discepolato. Sarà un “Sì” particolare e bello perché accompagnato dalla certezza che il Signore in questi anni ha camminato con me, ha custodito il mio cammino, permettendo a quel semplice pezzo di legno di diventare pienamente uomo.
don Ruggiero Fiore, educatore
nel X anniversario di Ordinazione presbiterale