MISSIONE GIOVANI


 

 

è bello con te

Missione Giovani 2015

Diocesi di Lecce

Cari giovani,

  1. Nei prossimi giorni (19-28 settembre) vivremo con voi una singolare esperienza che abbiamo chiamato Missione Giovani con il motto E’ bello stare con te.

       Gli animatori di questa singolare proposta che la nostra Chiesa di Lecce offre a tutti voi, saranno un centinaio di vostri coetanei che verranno a incontrarvi nei vostri luoghi: scuola, parrocchie luoghi delle vostre aggregazioni, come da accluso programma, per parlarvi di come una persona: Gesù Cristo ha cambiato la loro vita fino alla decisione di seguirlo fino in fondo sulla strada di un impegno totale e definitivo che parli di Lui non ancora passato di moda.

Desiderano conoscervi, incontrarvi, dialogare con voi, ascoltare, per mettervi a parte di questa scelta che li ha cambiati radicalmente.

Questa mia lettera/invito per voi è scritta da me e da uno di questi vostri amici che conoscerete nella prossima settimana, al quale ho chiesto di darmi una mano. Sono giovani che hanno deciso di rispondere a una chiamata di Gesù Cristo che a loro è risuonata come un giorno agli Apostoli: “Seguitemi, vi farò pescatori di uomini”.

 

  1. Vorrei raggiungere ciascuno di voi, cari giovani, lì dove siete, senza distinzione alcuna, per mettermi in ascolto della vostra ricca interiorità, per condividere un tratto di strada insieme, forse anche il vostro silenzio, le vostre tante domande, la preoccupazione per il domani. Vi prego di sentirmi con voi: ci accomuna l’avventura della vita, l’abitare questo nostro tempo, la ricerca costante del volto di Dio nelle pieghe e nelle piaghe della storia. Sono pellegrino con voi! Tento di camminare, anche se con un po’ di fatica a causa del passo più lento, sulle vostre strade.

Sono sicuro che ognuno di voi coltiva dentro di sé almeno un desiderio per la propria vita, un sogno di pienezza, di felicità. Non un desiderio qualunque, ma proprio quello che rende la vita aderente a ciò che siamo, che dà orientamento al nostro esistere, motivazione e significato a ciò che compiamo, alle scelte che viviamo. È quel desiderio d’infinito che in fondo portiamo con noi, quello che nessuna illusione può appagare. Fin dalla vostra età ho capito che solo una persona può appagare questa mia e nostra ricerca, questa sete grande di verità, di senso: Gesù Cristo.

Quello con Lui è stato l’incontro che ha cambiato la mia vita. Gesù Cristo desidera incontrarci, cerca noi, anzi cerca proprio te. Non giudica la nostra vita, la ama. Non abbiate paura di lasciar entrare il Risorto nella vostra vita! La fede non è un’idea da dimostrare, un concetto da custodire, ma un incontro da vivere. Cristo è la chiave di volta della nostra esistenza. Lui conosce la fatica che noi uomini sperimentiamo nel fidarci di Lui. Non abbiate paura di perdere: con Cristo non abbiamo nulla da perdere, ma tutto acquista lucentezza in Lui. Lasciatevi amare da Dio. Così come siete, in cammino, con le vostre paure, fatiche. Nessuno dice che il cammino è semplice. Ma posso testimoniarvi che vale la pena di provare a percorrerlo. Vale la pena lasciare che Dio scommetta sulla nostra povertà. Cristo non si vergogna mai di noi! Non si vergogna mai di me, né di te: siamo sue creature. Siamo preziosi ai suoi occhi. Cristo ama l’uomo, ogni uomo! Conosce tutto di noi, e proprio per questo ama tutto di noi. Ci guarda con tenerezza, come sue creature uniche. Non si pente di averci regalato la vita. Non si pente di averci creati liberi, anche di dirgli: “No, grazie!”. Lui continua a sperare, a pregare che possiamo accorgerci del suo amore gratuito per noi. Se ancora oggi, più che mai nel corso dei secoli, migliaia di persone sono disposte a lascarsi uccidere, sgozzare e crocifiggere per la fedeltà di questo amore, ci sarà un motivo?

  1. Forse vi sembrerà strano che il vostro vescovo vi parli così: ho desiderato condividere qualcosa di me con voi. Mettervi a parte del mio stesso cammino di fede, che è il sentiero con cui ogni cristiano si confronta quotidianamente. Vivere con Cristo è possibile. Lo sperimento da una vita, la mia, ormai abbastanza lunga.

Ogni giorno chiedo al Signore che vi dia la grazia e la gioia di accorgervi di quanto vi ami, vi cerchi e vi attenda. Chiedo con insistenza a Lui che abbia cura della vostra vita. Non lasciate che niente e nessuno vi illuda con promesse di vita a metà. Non permettete a nessuno di rovinare quell’anelito di immenso che scorgete dentro di voi. Ascoltate la vostra vita! Ascoltate questa sete. Lasciatevi condurre dal Maestro Interiore. Coltivate il desiderio dell’incontro con Dio. Allora sentirete il suo abbraccio di Padre, il suo sguardo che accarezza e la sua stessa vita che scorre dentro di voi. E di fronte a tutto questo ogni altro desiderio crolla, cede il posto allo stupore ed alla meraviglia…alla vera pienezza.

Intanto approfitto per augurare a quanti tra voi vivono l’esperienza della scuola, un buon nuovo anno scolastico, libero e scevro dalle troppe pastoie che talvolta rendono questo tempo importante del vostro processo educativo, pesante, incerto e non sempre rispondente alle vostre giuste attese.

Vi aspetto per incontrarvi e dialogare con voi nei prossimi giorni ai tanti appuntamenti che ci vedranno insieme. Il programma che avete tra le mani vi darà la possibilità di trascorre insieme tra voi e con noi un po’ del vostro prezioso tempo.

Con amicizia sincera, sicura, affettuosa

 

+ Domenico

 


 

Missione Giovani 2014

Diocesi di Ugento – S.M. di Leuca

Missione Giovani UgentoCari seminaristi,

la conclusione della “Missione Giovani” nella nostra Diocesi di Ugento-S. Maria di Leuca cade nella ricorrenza liturgica della festa degli arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele. Si tratta di una circostanza provvidenziale perché il riferimento ai tre arcangeli costituisce un aiuto a comprendere l’identità e la missione del sacerdote. Per illustrare questo rapporto è opportuno richiamare i due principali riferimenti del termine “angelo”.(…)

Oltre all’ accezione cristologica, il termine angelo ha anche un riferimento ecclesiologico. “Angelo della Chiesa” è un’espressione tipica dell’Apocalisse che, per la sua ricorrenza in tutte e sette le lettere, acquista un rilievo letterario particolare. Le interpretazioni proposte si possono ricondurre a due: “angelo” indicherebbe un’entità collettiva tendente a coincidere con la Chiesa alla quale è indirizzato il messaggio o un’entità individuale di tipo celeste (angelo custode, protettore) o di tipo terrestre (vescovo). L’identificazione tra angeli e vescovi può essere allargata anche ai presbiteri. Essi sono ordinati per essere “angeli” delle loro comunità. In tal modo, sono richiamate alcune dimensioni costitutive del presbiterato: lodare Dio, custodire la Chiesa, annunciare il vangelo.

  Il primo compito è: “dare lode a Dio”, come attestato nel trisagio di Isaia (Is 6,3), nel racconto della nascita di Cristo (Lc 2, 13-14), in diversi riferimenti dell’Apocalisse (Ap 4,6-8; 5,8-10). Gli angeli lodano il mistero ineffabile di Dio e i suoi interventi salvifici nella storia. Anche il sacerdote è chiamato all’«officium laudis». Il ministero pastorale, la celebrazione eucaristica e l’amministrazione dei sacramenti sono orientati a dare gloria. Il Concilio Vaticano II afferma: «Il fine cui tendono i presbiteri con il loro ministero e la loro vita è la gloria di Dio Padre in Cristo. E tale gloria si dà quando gli uomini accolgono con consapevolezza, con libertà e con gratitudine l’opera di Dio realizzata in Cristo e la manifestano in tutta la loro vita. Perciò i presbiteri, sia che si dedichino alla preghiera e all’adorazione, sia che predichino la parola, sia che offrano il sacrificio eucaristico e amministrino gli altri sacramenti, sia che svolgano altri ministeri ancora in servizio degli uomini, sempre contribuiscono all’aumento della gloria di Dio e nello stesso tempo ad arricchire gli uomini della vita divina» (Presbyterorum ordinis, 2).

  Il secondo compito è: custodire gli uomini. Sin dal libro dell’Esodo, la Scrittura  richiama l’azione di custodia dell’angelo (cfr. Es 23,20). La devozione verso gli angeli custodi è stata ufficializzata nella liturgia della Chiesa cattolica nel 1608 con l’istituzione della festa fissata da papa Clemente X per il 2 ottobre. Pur senza mai formulare una definizione dogmatica, il magistero ecclesiale, sulla scorta di quanto sostenuto da Tertulliano, Agostino, Ambrogio, Crisostomo, Girolamo e Gregorio di Nissa, afferma che ogni uomo ha un proprio angelo. La Colletta della Messa odierna prega con queste parole: «O Dio, che nella tua misteriosa provvidenza mandi dal cielo i tuoi Angeli a nostra custodia e protezione, fa’ che nel cammino della vita siamo sempre sorretti dal loro aiuto per essere uniti con loro nella gioia eterna». Il Catechismo della Chiesa cattolica afferma che «dal suo inizio fino all’ora della morte, la vita umana è circondata dalla loro protezione e dalla loro intercessione» (CCC 336) e cita la significativa frase di Basilio di Cesarea: «Ogni fedele ha al proprio fianco un angelo come protettore e pastore, per condurlo alla vita».

  Compito del pastore è, dunque, quello di custodire il gregge e condurlo al pascolo, portare gli agnellini sul petto (cfr. Is 40, 11), avere cura delle pecore deboli e andare in cerca di quella smarrita (cfr. Mt 18, 12-14). Questo significa che il ministro ordinato deve precedere, guidare, conservare l’unità e farsi “modello del gregge” (cfr. 1Pt 5,3). A imitazione di Gesù, egli «a volte si porrà davanti per indicare la strada e sostenere la speranza del popolo – il pastore deve essere avanti a volte – altre volte starà semplicemente in mezzo a tutti con la sua vicinanza semplice e misericordiosa, e in alcune circostanze dovrà camminare dietro al popolo, per aiutare coloro che sono rimasti indietro» (Papa Francesco, Evangelii gaudium, 31).

  Il terzo compito è: essere messaggeri di Dio. Nella lingua greca, “angelo” vuol dire “messaggero”. Sant’Agostino afferma: «Angelus officii nomen est, non naturae. Quaeris nomen huius naturae, spiritus est; quaeris officium, angelus est» («La parola angelo designa l’ufficio, non la natura; se si chiede il nome di questa natura si risponde che è spirito, se si chiede l’ufficio, si risponde che è angelo», Agostino, En. in ps., 103,1-15).

  Come gli angeli, i sacerdoti sono costituiti messaggeri di verità. Al tal proposito, vale la pena di meditare le seguenti parole di K. Rahner: «Vi sono messaggeri di questa verità, messaggeri umani. Essi vengono con parole umane ma queste sono ripiene di verità divina. E dicono una cosa antichissima e tuttavia non mai ancora compresa: dicono la verità, che sola non avvizzisce, sola non si logora, sola non si consuma. Dicono Dio: il Dio dell’eterna gloria, il Dio della vita eterna; dicono che Dio stesso è la nostra vita; proclamano che la morte non è la fine; che l’astuzia del mondo è stoltezza e miopia; che vi è un giudizio, una giustizia ed una vita eterna. Dicono sempre la stessa cosa, monotonamente, infinite volte. La dicono a se stessi e agli altri, poiché gli uni e gli altri devono confessare di non aver ancora mai compreso ciò che viene predicato: Dio, il Dio vivente, il vero Dio, il Dio rivelato, Dio, il Padre del nostro Signore Gesù Cristo; Dio, che riversa prodigalmente la propria infinità nel nostro cuore, senza che noi ce ne accorgiamo; Dio, che fa della nostra spaventosa precarietà l’inizio della vita eterna – e noi non vogliamo crederlo. Questo dicono i messaggeri. Per questo hanno studiato e meditato; tutto questo si sono sforzati, spesso disperatamente, di far penetrare anche nella meschinità del proprio spirito e nell’angustia del proprio cuore. Eppure non ci sono ancora riusciti: sono ancora apprendisti di Dio. E tuttavia, Dio ordina loro di mettersi a parlare di ciò che essi stessi hanno compreso soltanto a metà. Ed essi cominciano. Balbettano, sono impacciati, sanno bene che tutto ciò che hanno da dire suona così strano, così inverosimile, sulla bocca di un uomo. Ma vanno e parlano. E, oh meraviglia! trovano perfino degli uomini che, attraverso il loro strano discorso, percepiscono la Parola di Dio; […] ma Dio è con loro. Con loro, nonostante la loro miseria e il loro peccato. Essi non predicano se stessi, ma Gesù Cristo, predicano nel suo nome, e sono confusi fino in fondo al cuore per ciò che egli ha detto loro: “Chi ascolta voi, ascolta me; chi disprezza voi, disprezza me”». (K. Rahner, Sul sacerdozio, Brescia, Queriniana, 1967) .

mons. Vito Angiuli

Vescovo di Ugento – Santa Maria di Leuca

Testimonianze:

DSCN3060Apriteci alla Verità, porteremo la vita. No, non ho sbagliato a scrivere quello che è stato il tema della missione giovani vissuta nella diocesi di “Ugento – S.M. di Leuca”, ma ho voluto riportare ciò che i ragazzi incontrati mi hanno e ci hanno consegnato. Mi sono reso conto di come non c’è stato alcun bisogno di esortare i giovani a mettersi alla ricerca di quella Verità che può rendere la loro vita autentica, ma in questo cammino di ricerca sono già incamminati, spinti da un’esigenza che contraddistingue il cuore di ogni uomo e donna sulla terra: il desiderio di Felicità.

Ma proprio davanti a questa felicità che desiderano con tutto se stessi, sono costretti a scontrarsi con la triste realtà dei fatti: essere felici è un’impresa. Purtroppo la generazione giovanile di oggi, la mia generazione, ha un grosso problema con la fatica: se si può evitare siamo tutti più contenti. E allora ci si chiude nella mediocrità, accontentandosi di ciò che ci fa sopravvivere e chiudendo il cuore a ciò che desidera, che ci farebbe vivere, ci farebbe portare vita. Assenza di speranza, pessimismo dilagante, sono tutti fattori che contribuiscono a prendere la decisione di non cimentarsi nell’impresa di essere felici. Per accorgermi di tutto questo è stata fondamentale l’esperienza fatta all’interno della scuola. Ho avuto la fortuna di tornare nella mia scuola superiore, il “Meucci” di Casarano, dove ho vissuto momenti significativi ed anche molto dolorosi. Nelle discussioni che i nostri interventi sollevavano, non è stato difficile riconoscere la solitudine di tanti ragazzi che su questo percorso di ricerca si sono messi a camminare da soli, senza qualcuno che li guidi, senza un’idea precisa di quello che è l’itinerario da percorrere. Camminare da soli in terreni inesplorati è pericoloso, ci si perde. Davanti a questo “tremendo” dato di fatto, non ho potuto non cogliere quella richiesta: Apriteci alla Verità, porteremo la vita! I giovani chiedono aiuto. L’esperienza della missione mi ha fatto capire come la scuola possa essere un luogo privilegiato per iniziare la nostra risposta alle loro richieste. Non è vero che a loro non importa di Gesù, anzi, questo nome assumeva un sapore più dolce non appena capivano che l’unico desiderio che Lui ha sulla loro vita è proprio la felicità. Quando comprendevano che i loro desideri più profondi erano anche i desideri che Dio ha per loro, ecco che scoppiava una scintilla, si accendeva una luce sul loro cammino, un faro che anche se lontano indicava loro un percorso, magari ancora un po’ in penombra, per giungere alla Felicità.

Questa è stata la bellezza della missione giovani: poter portare un piccolo segno di speranza nella vita di questi giovani, convinto che quella è anche la speranza che mi anima e mi guida nel cammino verso Cristo. La missione è stata per me come una carica batterie, soprattutto nell’esperienza della tenda dell’adorazione che insieme ai giovani delle quattro comunità parrocchiali di Taurisano abbiamo vissuto alla “Rotonda”, centro della vita dei giovani Taurisanesi. Mi sono caricato di tutto l’entusiasmo che questi ultimi hanno messo nell’animare quel momento di preghiera a tu per tu con Gesù: la gioia e la vitalità di una fede fresca e  giovane, magari ancora incerta e fragile, hanno riacceso in me quella voglia di rimettermi in cammino alla continua ricerca della Verità per gustare finalmente la Felicità!

Salvatore Ciurlia

Fedele al modello del Maestro, è vitale che oggi la Chiesa esca ad annunciare il Vangelo a tutti, in tutti i luoghi, in tutte le occasioni, senza indugio, senza repulsioni e senza paura” (Evangelii Gaudium, n. 23).

Memori dell’invito del Santo Padre Francesco a essere portatori della gioia del Vangelo, per l’ottavo anno, il Seminario Regionale Pugliese ha proposto ai seminaristi teologi la splendida e formativa esperienza della missione giovani, svoltasi dal 21 al 29 settembre u. s., dal tema “Apriti alla Verità, porterai la Vita”.

Un annuncio semplice, gioioso e senza timori è stato quello che abbiamo cercato di donare alle 43 parrocchie della diocesi di Ugento – Santa Maria di Leuca e a tutti i giovani, e non solo, che hanno incontrato quasi cento giovani del nostro seminario. Un annuncio che ha le sue radici nel rapporto profondo, intimo e fecondo con la Parola di Dio, che non rimane etereo ma che si rende concreto nella testimonianza della propria vocazione, nell’ascolto delle famiglie e dei giovani sempre più alla ricerca dei veri valori della vita ma anche nel confronto vitale con chi non riesce a comprendere l’importanza di progettare la propria vita con Dio, di mettersi in ricerca per trovare e realizzare il sogno che Dio ha per ognuno di noi.

Un annuncio vero richiede gratuità ma in realtà non è stato così: la fraternità presbiterale, l’accoglienza cordiale e premurosa delle famiglie che ci hanno ospitato ma soprattutto l’amore di Dio che abbiamo potuto scorgere in quanti hanno incrociato il nostro cammino, è stata la ricca ricompensa umana e spirituale che ci siamo portati via per cominciare con la giusta carica il nuovo anno formativo! Noi abbiamo cercato di “esprimere adeguatamente e con bellezza il contenuto essenziale del Vangelo” cercando, nei limiti del possibile, di aver dato con la nostra vita qualche piccola risposta “alle domande più profonde dei cuori”(EG, n. 265).

Vincenzo Giannico

Volti, incroci di sguardi, storie narrate, vite affaticate, sogni esaltanti, nuove relazioni. Tutto questo è missione giovani. Una full immersion accanto a gente – soprattutto giovani – che impari a conoscere ogni giorno di più semplicemente perché condividi ciò che di più importante hai nella vita: il tuo progetto di felicità con Cristo. Anche quest’anno ho iniziato il mio ultimo tratto di strada con la “prima settimana di esercizi spirituali annuali”. Si, perché è Dio che ci attende e prepara le esperienze per innescare in noi occasioni di crescita. Sono stati giorni intensi, operosi, in cui dover riflettere su ciò che ho maturato nel mio cammino, contemplando il passaggio di Dio nella mia vita per poterlo raccontare ad altri. Abbiamo condiviso un tratto di strada con questa comunità cristiana e come sempre abbiamo ricevuto il centuplo mentre davamo miseramente quel poco che avevamo. Come in ogni esperienza, tornando all’ordinarietà delle mie giornate, non posso fare a meno di preparare lo zaino per il viaggio di ritorno. Questa volta lo riempio di almeno tre cose che custodirò come preziose.

La prima è la bellezza di essere chiesa. Scelgo di metterla in fondo allo zaino perché sia da fondamento a tutto il resto. Come comunità siamo andati nelle parrocchie, “due a due”, come comunità abbiamo vissuto. In questo “stare con” ho potuto sperimentare la bellezza dell’arricchirci gli uni della testimonianza degli altri.

La seconda cosa che mi porto nello zaino è la condivisione. Ho sperimentato quanto la gente si attenda da noi questo atteggiamento. Stare, capire, ascoltare, farsi prossimi. Da presbiteri sarebbe bello portare a tutti un vangelo che sa di vissuto e non di polvere da biblioteca.

La terza cosa che mi porto è l’immagine degli occhi frizzanti di vita dei giovani incontrati nelle scuole. La metto per ultima perché, aprendo lo zaino, possa guardarla spesso. Mentre raccontavo la mia vita conquistata da Cristo scorgevo nei loro sguardi la voglia di una vita piena di senso, bella, felice. Così come a volte la solitudine nel realizzare i loro sogni e progetti. Quello sguardo è ciò che ha motivato il mio cammino ancora una volta, col desiderio di poter donare la vita anche a loro.

Giorgio Nacci

Chiedo scusa a tutti per questo titolo poco originale, perché non è farina del mio sacco, ma certamente evocativo il grande don Tonino Bello.

Non posso certamente cominciare in modo diverso visto che ho avuto la grazia di trascorrere l’intera missione giovani nel comune di Alessano, città natale di don Tonino e custode delle sue spoglie mortali. Per questo motivo la missione ha assunto dei caratteri unici e decisivi. È stata per me la terza esperienza missionaria vissuta con la comunità del seminario.

Le giornate sono trascorse nella più grande ordinarietà e semplicità di una vita che ha preso il ritmo di don Gigi Ciardo, parroco di Alessano, e della gente che tra il mattino e la sera ho avuto occasione di incontrare e incrociare per le strade del paese, sulla via che conduce al cimitero (meta pomeridiana quotidiana!) e nelle comunità parrocchiali dell’intera forania. L’esperienza è stata ancor più arricchita dalla condivisione fraterna avuta con Donato e Angelo, certamente più impegnati di me…

Al mattino ho avuto molto tempo per pregare, preferivo sostare nella cappellina del SS. Sacramento della Chiesa Madre di Alessano. Così ho potuto sperimentare e vivere il ministero sacerdotale di chi è chiamato a sostenere, con le braccia alzate, l’azione missionaria che si andava svolgendo nelle scuole. La mattinata si è presentata interessante per la condivisione presbiterale avuta con don Gigi, il quale non ha mancato di aiutare il mio entrare sempre più nella realtà del territorio a contatto con la gente e le “bellezze marine” del posto.

Nel pomeriggio-sera ho visitato le comunità della forania che accoglievano i seminaristi.

Sono ricolmo di gioia, nel profondo del cuore, perché mi è stato chiesto semplicemente di condividere la vita di quanti ho incontrato e mi hanno accolto. È bello “stare” in tutta semplicità tra la gente e seguirne i ritmi, le fatiche, le speranze… inserirsi in un cammino già avviato e farlo tuo, seppure solo per sette giorni. È questa la missione che sto imparando sempre più ad amare, che non chiede uno “spirito di conquista” e novità astruse per farsi ascoltare, ma che semplicemente “fa suo ciò che trova” e ti chiede di portarlo con te, nel cuore, nella mente, davanti al Signore…

Questa esperienza, così fatta, mi ha aiutato ad aprirmi alla verità di me stesso perché mi ha chiesto di accogliere la vita di altri e farla diventare vita per altri… è questo il segreto di una vita condivisa e partecipata che, nel nome di Gesù, mi è stato consegnato…

don Francesco Santomauro – Educatore


Missione Giovani 2013

Diocesi di Castellaneta

11957_584841651534336_564798526_nCarissimi,
nei giorni 21 – 29 settembre la nostra Diocesi vivrà un’esperienza giovanile bellissima: “una botta di vita” per tutti i giovani!
Saranno tra noi i seminaristi del Seminario Teologico Regionale di Molfetta: un centinaio di storie interessanti da conoscere e raccontare agli altri. Gente normale ma che sta vivendo un cammino speciale, per riuscire a rispondere alle attese profonde del cuore e al desiderio sempre più forte di dare un significato alla propria vita nel servire gli altri.
Incontrandoli, ci scopriremo anche noi “abitati” da Dio! Ci confronteremo sul fascino e sulla responsabilità di questa certezza, guardando questi giovani in ricerca che, oggi come ieri, stanno dando un volto nuovo alla loro storia dopo aver incontrato Gesù.
Forse proprio loro ci aiuteranno a capire meglio il segreto dei nostri “amici” che vanno ad abitare su Facebook in cerca di un dialogo per ritrovarsi.
Forse proprio loro ci aiuteranno a guardarci dentro. Con curiosità e amore scopriremo che anche la nostra coscienza e tutto il nostro universo psicologico non sono lontani da Dio: anzi continuamente ci accorgiamo di agganci con il mistero affascinante della vita e del suo significato più pieno. Tanti interrogativi e tanti sentieri di risposta.
Forse proprio loro ci aiuteranno ad ascoltare il grido di aiuto che viene oggi al nostro orecchio da tanti che vivono nel bisogno, affamati di umanità.
Forse proprio loro ci aiuteranno a contemplare l’opera dello Spirito Santo, che ci conferma nella fede in Colui che è venuto «ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,14b), e con noi rimane nel dono prezioso dell’Eucaristia.
Benedico tutti coloro che ci aiuteranno a vivere questa bella avventura con e per i giovani: famiglie e persone sole, parrocchie e oratori, scuole e associazioni, religiosi e religiose. In particolare le Sorelle Povere di Santa Chiara, “amiche” speciali che ogni giorno vi cercano e vi taggano su “FaceGod”.

+ Pietro Maria Fragnelli
vostro Vescovo