Nel tentativo di offrire per il nostro caro seminario regionale una condivisione tutta personale di questi venticinque anni di vita presbiterale, risuona nel cuore e nella mente l’esclamazione di un lupetto di nome Giovanni del gruppo AGESCI Laterza 2 durante il rito di ordinazione, il quale stando seduto per terra in prossimità del presbiterio nel vedermi prostrato disse con molta spontaneità e semplicità: «come sono pulite da sotto le scarpe di don Lorenzo». In quel momento questa battuta mi fece sorridere, ma non nascondo che con il passare del tempo quelle parole hanno lasciato un segno dentro di me e ancora oggi mi portano a riflettere. Dico questo perché, dopo venticinque anni quelle scarpe nuove per la circostanza e perciò pulite anche di sotto, sono diventate per me parte di un equipaggiamento necessario per poter percorrere al meglio il sentiero della memoria che si fa gratitudine, riconoscenza e consapevolezza.
È il Signore che ha sporcato le sue scarpe, piedi compresi, nel momento in cui venendo ad abitare in mezzo a noi ha anche deciso per amore di percorrere assieme a me le strade complesse e complicate della mia umanità e della mia storia che sto imparando ancora a donare a lui, perché di fatto questo solo ho: la mia umanità e la mia storia. Dopo venticinque anni posso dire che chi mi insegna l’arte del sapermi donare, ammesso che ci riesca, è il popolo santo di Dio: la mia famiglia, il presbiterio, le comunità cristiane, gli uomini e le donne, gli anziani e bambini, i giovani e i ragazzi che nel tempo anche loro come l’unico Pastore che ci guida, hanno saputo o voluto sporcare le scarpe del loro affetto e della loro amicizia, del loro entusiasmo e del loro realismo, della loro disponibilità e delle loro competenze con la polvere, la terra e il pietrisco della mia vita. Benedico il Signore per questo, ma lo benedico anche perché ha aperto davanti a me percorsi belli e affascinanti dove le mie scarpe, sia di sotto che di sopra, si portano dietro residui di quella terra santa che sono le vite e le storie dei tanti fratelli e sorelle che in questi venticinque anni l’obbedienza alla vita e alla Chiesa mi ha fatto incontrare: la fraternità presbiterale, la comunità diocesana, il seminario regionale, movimenti e associazioni. Nella concretezza di volti e di vicende, di fatti e di incontri ho cercato, per quanto ho potuto, ma non sempre è stato così a motivo della mia umana debolezza, di essere messaggero che annuncia la pace, messaggero di buone notizie che ha piedi belli (Is 52,7) con scarpe sporche.
don Lorenzo Cangiulli, presbitero della diocesi di Castellaneta
nel XXV Anniversario di Ordinazione presbiterale