Nella seconda parte della nostra traccia formativa, noi abbiamo riflettuto su come l’impegno per il mondo ci porti anche a contatto con il male presente. Il male ha tanti volti: è sofferenza fisica, è malattia, è dolore, ma è anche violenza, è anche guerra, e purtroppo i luoghi in cui la violenza soffia e la guerra distrugge sono tanti nel mondo. Alcuni, nei mezzi di comunicazione sociale italiani, arrivano ma tanti altri non arrivano. E non sono meno drammatici, non sono meno violenti.
E a volte la guerra è più sottile; non è guerra. È guerriglia. E a volte la guerriglia assume anche il volto di persecuzione di questo o di quel gruppo etnico o religioso. Ci sono tante parti del mondo in cui questa guerriglia è anche persecuzione dei cristiani.
Uno dei luoghi in cui questo avviene è la terra da cui provengono Emmanuel e Leo: la Nigeria. È per questo che ho chiesto a loro stasera di raccontarci che cosa succede nella loro terra, perché la loro presenza nella nostra comunità, il fatto che viviamo insieme, ha bisogno anche di un po’ di conoscenza. Vorrei che stasera noi dedicassimo un ascolto attento a quello che Emmanuel e Leo ci diranno, proprio per comprendere anche qualcosa in più e per far diventare questa comprensione una preghiera per loro, per le loro chiese, le loro diocesi. Ma lo sapete, la Nigeria è un paese molto grande. Quindi questa situazione non riguarda solo le regioni, in cui loro vivono, da cui loro vengono, e le loro chiese, ma un po’ tutta la loro terra.
[Emmanuel]
Noi siamo nigeriani e, come è visibile, è una realtà che ha un problema, come ovunque nel mondo, perché non possiamo dire che non c’è un paese che almeno non ha un problema. Quindi anche in Nigeria c’è un problema. Ma, prima di continuare, Leo ci dirà qualcosa e poi io continuo.
[Leo]
Allora, io ho vissuto la mia vita nel sudest della Nigeria, nella zona orientale, ma prima di dire qualcosa sulla persecuzione, volevo raccontare una cosa. La mia parte, la mia zona, vuole essere indipendente come Repubblica. Se possiamo tornare indietro, dopo avere ricevuto la nostra indipendenza, ci sono stati tanti problemi perché la Nigeria è composto da tre tribù popolare: la maggioranza è quella degli Igbo, la mia tribù, come anche Emmanuel, Yoruba e anche Hausa. Nella parte orientale siamo più cristiani che musulmani.
Allora che cosa è successo dopo l’indipendenza? C’era una emarginazione nei confronti della mia tribù, nel senso che siamo esclusi nel partecipare alla vita politica. C’è anche una disuguaglianza economica, nel senso che c’è meno sviluppo delle infrastrutture.
Allora, possiamo tornare in questi momenti nell’anno 2012, quando è nato un gruppo che si chiama IPOB. Gli obiettivi di questo gruppo sono difendere i diritti della mia zona, che è ancora emarginata politicamente e anche economicamente, anche per la creazione della Repubblica. Nell’anno 2017 il presidente della Nigeria ha dichiarato questo gruppo un’organizzazione terroristica, ma non è così perché questo gruppo ha organizzato manifestazioni di dialogo per realizzare gli obiettivi che hanno. Però, visto che il presidente ha dichiarato questo gruppo un’organizzazione terroristica, il presidente ha arrestato il suo capo e anche ucciso alcune persone importanti, oltre ad aver condotto oppressioni militari nella mia zona. Quindi il gruppo IPOB per rispondere ha dichiarato una cosa, che si chiama Sitato: ogni lunedì, o anche qualsiasi giorno che hanno scelto per osservare questa dichiarazione. In questi giorni nessuno può uscire mai di casa; niente chiesa, niente scuola, niente lavoro. Quindi, considerando che c’è una tensione tra la mia zona e il governo centrale della Nigeria, è anche arrivato un gruppo, che si chiama Bandits, o almeno così lo chiamiamo noi, ma al nord si chiama Fulani Herdsmen.
Allora quali sono gli obiettivi di questo gruppo che è arrivato? Principalmente attaccare i luoghi pubblici, soprattutto la chiesa, mercati oppure le cose che riguardano il cattolicesimo. Quindi, visto che c’è già una tensione tra la mia zona e il governo, questo gruppo ha approfittato di questa situazione per fare persecuzione al cristianissimo. Per noi cittadini la vita è un po’ difficile adesso perché nessuno sa quando arriva un attacco al suo posto, così come nessuno sa chi perderebbe la vita, parenti, casa e qualsiasi cosa che abbiano.
[Emmanuel]
Dopo aver sentito il racconto di Leo, io posso dirvi che la Nigeria è un grande paese, composto da più di 241 milioni di abitanti. La popolazione pratica due religioni popolari: sono cristianesimo e Islam. Questo ha circa il 50/53% della popolazione, il cristianesimo circa il 43/48%; quindi con questo possiamo dire che i musulmani sono più dei cristiani. Allora nell’est, da cui provengo anche io, sebbene abbia vissuto la mia vita nella Nigeria settentrionale, cioè a nord, dove si trovano più musulmani, mentre nella sua parte [di Leo] più cristiani. Quindi noi viviamo più con i musulmani a nord.
La realtà è che in Nigeria oggi c’è questo fenomeno, che possiamo chiamare genocidio cristiano. Perché parlo di “genocidio cristiano”? Perché la situazione adesso è come si vede. Queste persone, questo gruppo, il Boko Haram, ISWAP, Fulani Herdsmen, cioè una tribù che si chiama Fulani, i pastori delle mucche. Uccidono i cristiani, prendono le terre cristiane.
Combattono per avere potere, cioè la lotta per il potere è la situazione in Nigeria. Per questo uccidono i cristiani. Vanno ai vilaggi dove si trovano soprattutto i cristiani e cosa fanno? I cristiani vengono uccisi da queste persone. Anche se lo fanno con il motivo di cercare le loro terre, dall’altra parte i contadini fanno un lavoro per avere cibo. Quindi è una lotta tra loro ma ci saranno anche altri motivi, che secondo noi sono sia il motivo politico, il motivo etnico e il motivo religioso. Nessuno sa però la situazione è questa, anche se alcuni musulmani rifiutano che Boko Haram, ISWAP, Fulani Herdsmen sono musulmani. E una domanda è: “Perché prima di uccidere qualcuno cantano o dicono sempre Allah Akbar”, che, come sappiamo, significa “Dio è grande” e chi canta chi dice questa frase sono musulmani.
Quindi, se dicono questo prima di uccidere qualcuno, possiamo accettare o dire che sono musulmani? Oppure fanno questo usando la religione islamica? Le chiese vengono bruciate da queste persone, però non si può vedere o sentire che i cristiani siano andati a bruciare moschee. I cristiani non lo fanno, mentre i musulmani lo fanno. I bambini nelle loro scuole vengono rapiti. Chi fa questa cosa? Questi gruppi di Fulani Herdsmen, ISWAP e Boko Haram per islamizzare la Nigeria.
Si dice che vogliono far sì che la Nigeria sia un paese musulmano e il problema è che noi vediamo queste cose, chiedendoci cosa fa il governo. Se non si vede che il governo fa qualcosa per evitare questo, si può dire che sono complici e la cosa si vede. Quindi questo è il problema.
Leo ha detto che nella sua parte cercano di essere liberi, perché non possiamo vivere con queste persone, che non ci vedono come persone o come le persone, con cui poter vivere insieme. Siamo animali; per loro oggi siamo un peso e dobbiamo essere separati per vivere da soli. Anche un’altra tribù Yoruba sta cercando la sua libertà in Nigeria, che è un grande paese. Non si può dire la storia della Nigeria, però sappiamo che c’è un genocidio cristiano. Chi fanno queste cose? I musulmani. L’istanza di islamizzazione della Nigeria c’è. È una chiamata a pregare per la Chiesa in Africa, soprattutto per la Chiesa in Nigeria, perché non è facile. Anche la Conferenza Episcopale Nigeriana non può dire ai loro cristiani di prendere le armi perché noi siamo una religione di pace. Non possiamo dire questa cosa; quindi è anche difficile per loro. Parlano, sì. Parlano, non è che sono in silenzio, parlano con una speranza, grazie.
[don Gianni Caliandro]
Siamo noi che ringraziamo Emmanuel e Leo per questo racconto, che ci fa capire qualcosa di ciò che succede nella loro terra, in una situazione molto complessa e anche molto drammatica. Io ho voluto che questo racconto fosse in un contesto liturgico, come il nostro vespro, innanzitutto, perché ne nascesse nel nostro cuore una preghiera. Una preghiera che invoca la pace su quella terra e su quelle Chiese che sono chiese di martiri.
Le storie potrebbero essere tante, ma per esempio, anche quelle che hanno riguardato i seminari e i seminaristi, nelle diverse diocesi, perché ci sono anche dei seminaristi che sono stati uccisi – lo dico perché è una realtà più vicina alla nostra. E perché questi riferimenti ci possono anche far nascere nel cuore il secondo motivo per il quale io ho voluto che fosse un contesto liturgico, quello in cui noi abbiamo ascoltato questo racconto.
Il primo appunto è la preghiera, l’intercessione. Il secondo è che, come diciamo nella traccia formativa, la nostra risposta al male è un impegno per il mondo. E vorrei che adesso facessimo tutti un istante di silenzio e nel nostro cuore chiedessimo al Signore la forza di scegliere nel nostro cuore il bene e la pace. Diceva Emmanuel alla fine: “Noi siamo la religione della pace”. Per questo è difficile anche per i vescovi dire una parola perché non possono esortare i loro fratelli e le loro sorelle alla vendetta naturalmente, ma restare fedeli a Gesù. E per noi allora che cosa vuol dire restare fedeli a Gesù? Ragazzi, vuol dire scegliere di abbassare noi un po’ il livello della violenza nelle situazioni della nostra vita. Questo lo possiamo fare. La risposta al male, dicevamo nella traccia formativa, è un impegno per il bene. Non è una risposta teorica filosofica.
Che il signore ci conceda allora di scegliere nel nostro cuore di abbassare il livello della violenza, anche qui in seminario, la violenza verbale, la violenza relazionale, la violenza che a volte si fa silenzio e ignoranza dell’altro. A partire da qui e da questi anni nasce il nostro impegno per rispondere al male che è presente nel mondo.