In questo anno in seminario, lo dico per le amiche e gli amici della parrocchia di Sant'Angelo di Andria che stanno pregando con noi, stiamo riflettendo su come, nella vita cristiana, la nostra fede in Gesù ci chieda di avere un rapporto di impegno, di responsabilità, di custodia nei confronti del mondo. E, all'interno di questa riflessione, a un certo punto dobbiamo chiederci che cosa significhi guardare con gli occhi della fede il mondo.
La prima cosa che possiamo dire è questa: che proprio la nostra decisione di seguire Gesù e di assumere il suo sguardo sul mondo ci porta a guardarlo, prima di tutto, come la creazione di Dio. Il mondo è creazione. Guardare a tutto, guardare alle cose, guardare alla natura, a noi stessi, agli altri esseri umani come delle creature, vuol dire riconoscere che da tutto viene a noi, al nostro cuore, ma proprio da ogni cosa, una voce che ci sveglia e ci avverte di qualcosa che è sopra tutte le altre cose create, sopra tutto ciò che vediamo, tutto ciò che tocchiamo, tutto ciò che sentiamo, tutto ciò che gustiamo.
Le cose, con le loro leggi, la terra, il sole, le stelle, ci appaiono delle semplici realtà che ci sono, che sono davanti a noi. Ma il nostro cuore sa, illuminato dalla fede, che esse provengono dalla santa libertà di Dio, che sono doni suoi e che noi dobbiamo sempre riceverli come nuovi dalle sue mani. Piano piano il nostro sguardo, allora, può diventare così: guardiamo tutto e di tutto ci accorgiamo e impariamo a stupircene, dicevamo prima di Natale. E così ci accorgiamo che ogni cosa accenna qualcosa che sta più su, ad un mistero più grande.
Abbiamo bisogno di recuperare come sia vero e profondo ciò che recitiamo nel credo la domenica: tutto è stato fatto per mezzo di lui. Il mondo non è, nella sua realtà, nel suo proprio segreto, ragazzi, non è una natura in riposo. È l'opera delle mani del Signore, è viva perché vivo è colui dalle cui mani tutto è sgorgato. Lui l'ha pensata, lui l'ha compiuta per farla essere, per farci essere. Da lui riceve realtà e forza, esistenza e senso. E su ogni cosa Dio ha posto un segno, ci insegna la Scrittura: è buona, è molto buona, ogni cosa è buona. Tutto è buono perché tutto ha creato il Signore. È lui che ha dato ogni cosa l'essere. L'ha fondata per suo mezzo, l'ha imposto a tutto la sua misura. Tutte le cose sono piene nel mistero di Dio.
Io credo che acquisire questo sguardo, anche sul mondo materiale, vada nella direzione di ciò che abbiamo provato a dire dall'inizio dell'anno, cioè che il nostro sguardo deve essere contemplativo, che la nostra vita cristiana deve essere contemporaneamente contemplativa e attiva. Perché noi viviamo nelle relazioni con le cose, con la natura, con le case, con i paesaggi, con i soldi, dicevamo nell'incontro sopra, però mantenendo sempre dentro di noi viva la memoria che tutto è un dono di Dio.
C'è un momento in cui possiamo essere aiutati ad acquisire questo sguardo, ragazzi, ed è quando celebriamo l'Eucaristia. In questo i nostri fratelli orientali ci aiutano a comprendere meglio, perché hanno mantenuto meglio questo senso del valore cosmico dell'Eucaristia, e ricordare che noi possiamo imparare da loro, all'inizio di questo settenario di preghiera per l'unità dei cristiani, forse ci fa bene.
Perché Cristo è pane? È pane perché il suo corpo, il corpo di Cristo, è materiale. È fatto, come il nostro, di minerali, di acqua, di sostanze chimiche, di tutti gli elementi naturali. Il suo corpo è la sintesi di tutta la vita cosmica del mondo, assimilata e fatta propria da noi esseri umani. Ma Gesù non è solo pane: è pane vivo, è pane vivificante. Per questo, che cosa diciamo quando diciamo che Gesù è pane vivo? Diciamo che in lui la vita divina sgorga come una fonte, come una sorgente, attraversa tutto, permea tutto. L'Eucaristia impregna, bagna tutto di energia divina, di vita divina: la vita nostra e quella del mondo.
Noi occidentali siamo diventati troppo razionali, anche quando spieghiamo l'Eucaristia, mentre le Chiese di Oriente in questo ci aiutano. L'Eucaristia è potenza e forza di divinizzazione di tutto il cosmo, di tutta la creazione. Perché il pane della comunione, quando facciamo la comunione, è materia, è un pezzo di pane. Ma è materia unita a Dio completamente. Ormai tutto l'universo, grazie alla Pasqua del Signore, tutta la creazione è entrata nella gloria di Dio. Allora, quando celebriamo l'Eucaristia, ci viene offerto questo nuovo modo di essere della creazione, questo modo trasfigurato, e facendo la comunione anche noi veniamo uniti a questa opera di trasfigurazione, di resurrezione, di tutto, di divinizzazione di tutto.
Allora, forse dobbiamo imparare anche a celebrare così la messa, ricordando che il pane e il vino sono il simbolo di tutta la creazione. Sentite che cosa dice il Catechismo della Chiesa Cattolica. Al numero 1333 dice così: «Al centro della celebrazione dell'Eucaristia si trovano il pane e il vino, i quali, per le parole di Cristo e per l'invocazione dello Spirito Santo, diventano il corpo e il sangue di Cristo. Ma, diventando misteriosamente il corpo e il sangue di Cristo, i segni del pane e del vino continuano a significare anche la bontà della creazione». Così, all'offertorio, rendiamo grazie al Creatore per il pane e per il vino, frutto del lavoro dell'uomo, diciamo, ma ancor prima frutto della terra, frutto della vite, cioè doni del Creatore.
Allora è proprio dalla celebrazione della messa che possiamo imparare ad avere questo sguardo trasfigurato su ogni cosa, anche sulla materia di cui è fatto l'universo, come un dono di Dio. E perché questo non resti astratto, ragazzi, vorrei e mi permetto di proporvi, perché in questo periodo di esami c'è anche bisogno di andare a farsi qualche passeggiata. Allora domani, se proprio domani non avete l'esame, oppure dopo l'esame che avete fatto, andate a farvi una passeggiata. Andate a farvi una passeggiata o alla lama San Martino, che sta qui dietro, o sul mare, sul lungomare. E, mentre guardate le cose, andate da soli, ognuno da solo, e osservate e guardate la bellezza dell'universo. E mentre guardate la bellezza dell'universo dite dentro di voi, diciamo dentro il nostro cuore: «Ti lodo, Signore, per la bellezza della tua creazione».