PACE: METTERSI IN CAMMINO
I pastori vanno «senza indugio» (Lc 2, 16). Essi non hanno garanzie, hanno solo una Parola ascoltata nella notte e il coraggio di fidarsi. Arrivano davanti a un bambino, senza comprendere ma solo che vedendo, raccontando, stupendosi. Il loro è un cammino ancora aperto, un po’ come il nostro. Anche noi spesso intuiamo qualcosa di Dio prima ancora di comprenderlo davvero. La fede nasce così, da passi piccoli ma veri.
Tornando alla loro vita, essi, non cambiano mestiere ma cambiano lo sguardo. La vocazione spesso nasce così: non come fuga dalla realtà, ma come modo nuovo di starci dentro. Essa ha bisogno di tempo e di fedeltà ai piccoli segni. Non tutto si chiarisce subito, ma tutto può essere abitato con fiducia.
Maria accompagna con lo sguardo la visita dei pastori. Lei non parla, ma tiene insieme eventi che forse ancora non sa spiegare. In lei c’è uno spazio che accoglie il tempo e le domande che esso presenta. In un mondo che corre, Maria insegna che l’inizio di un anno non è fare bilanci perfetti, ma custodire ciò che conta davvero.
Infine c’è Gesù, che viene circonciso ricevendo un nome. Dio non resta fuori dalla nostra vita: prende sul serio la nostra storia, i nostri giorni. Ricevendo un nome, egli ricorda che ogni chiamata passa dalla concretezza della vita quotidiana. Anche il discernimento non è fatto di slanci straordinari, ma di obbedienza ai passi possibili, giorno dopo giorno.
C’è anche un filo di pace che attraversa questo Vangelo, proprio nel giorno in cui la Chiesa la invoca per il mondo intero.
La pace annunciata dagli angeli non nasce da un equilibrio perfetto, ma da una presenza: un bambino deposto in una mangiatoia. È una pace fragile agli occhi del mondo, ma reale, perché Dio ha scelto di porre la sua dimora in mezzo a noi (Cf. Gv 1, 1-18). Essi la sperimentano mettendosi in cammino insieme, senza restar chiusi nella paura ed evitando di discutere su chi abbia ragione. La pace inizia quando si accetta di fidarsi della Parola che si fa carne e di fare un passo.
Maria custodisce nel cuore ciò che vede e ascolta: la pace cresce nel silenzio, non nel rumore; non cancella le domande, ma le abita; non è assenza di inquietudine, ma la certezza profonda di essere nelle mani di Dio.
In questo primo giorno di gennaio, la pace non è uno slogan, ma una responsabilità. Nasce da cuori che sanno ascoltare, custodire e mettersi in cammino, come i pastori e come Maria. Nasce nel cuore di ogni giovane che prova, con semplicità, a dire a Dio: “Eccomi, guidami Tu”.
Giuseppe Panaro, IV anno