Il Vangelo di Luca di questa III Domenica del Tempo di Pasqua ci presenta una realtà profondamente umana: una Pasqua che prende forma dentro un’esperienza di delusione.
I discepoli diretti a Emmaus rappresentano ciascuno di noi quando, segnati da ferite e scoraggiamento, scegliamo di tornare indietro e di chiuderci in noi stessi. Proprio in quel momento Gesù si fa vicino: non si impone, né invade, ma cammina al loro fianco, ascolta con attenzione, accoglie ciò che portano nel cuore e, con delicatezza, ricompone il significato degli eventi, illuminandoli alla luce delle Scritture: «E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui». Ecco perché la Parola di Dio è così fondamentale: non è semplicemente qualcosa da analizzare o approfondire, ma una realtà viva. È il Cristo risorto che continua a parlarci, aiutandoci a rileggere la nostra storia personale, anche quando è attraversata da difficoltà e smarrimento. Così, quella stessa strada percorsa tra dubbi e tristezza, dopo l’incontro con Cristo si trasforma: non è più una via di fuga, ma un cammino di missione.
Un cuore che arde non può restare fermo, ma sente il bisogno di rialzarsi, di rimettersi in cammino e di raccontare ciò che ha vissuto. Su questa strada anche noi siamo chiamati a diventare “profumo di Cristo” (2 Corinzi 2,15), presenza viva del suo amore nel mondo. Ciò che Gesù compie lungo la strada è ciò che Papa Francesco ha chiamato “terapia della speranza”. Quante volte, nella vita, abbiamo sperato; quante volte ci siamo sentiti a un passo dalla felicità, per poi ritrovarci delusi. Per questo davanti ai due discepoli, Gesù compie un gesto semplice ma fondamentale, lo stesso che ritroviamo in ogni Eucaristia: prende il pane, lo benedice, lo spezza e lo dona. In questi gesti si racchiude tutta la sua vita. Questo gesto dice qualcosa di profondo anche su di noi e sulla Chiesa: Gesù ci accoglie, ci benedice, ci trasforma — anche attraverso le difficoltà, perché non esiste amore senza sacrificio — e poi ci invita a donarci agli altri, a mettere la nostra vita a disposizione di tutti. È la stessa intuizione che ritroviamo nel libro “Sentirsi amati” di Henri Nouwen, che sta accompagnando il mio cammino spirituale: siamo persone “prese, benedette, spezzate e donate”, chiamate a vivere la nostra vita come un dono per gli altri. Forse è proprio questo il cuore del Vangelo di Emmaus: scoprire che Dio non ci incontra quando tutto è chiaro e risolto, ma quando siamo in cammino, spesso confusi e feriti. Da lì, con pazienza, ci accompagna, accende il cuore e ci restituisce alla vita, rendendoci capaci di ripartire.
Signore Gesù, quando il cuore si appesantisce e la speranza sembra spegnersi, vieni e cammina accanto a noi. Apri i nostri occhi perché sappiamo riconoscerti e scalda il nostro cuore con la tua Parola. Resta con noi nelle nostre fatiche e guidaci nel cammino della vita, perché possiamo ritrovare la gioia, per diventare segno del tuo amore e dire insieme: davvero il Signore è risorto!
Francesco Saracino, III anno