Mi è stato chiesto, con tanta sorpresa e gioia da parte mia, di mettere per iscritto qualcosa su questi primi anni di ministero sacerdotale. Ci provo, mentre vengo invaso da una valanga di volti, nomi, esperienze. Dopo gli anni intensi e belli della formazione a Molfetta sono stato destinato dal mio vescovo nella Parrocchia San Giovanni Bosco, ad Ugento. Erano gli anni del Covid per cui le primizie delle mie energie pastorali sono diventate stimolo per trovare vie nuove di accompagnamento e di contatto soprattutto con i giovani di quella comunità. Sempre nei primi anni ho avuto modo di aprire sempre più il mio cuore e le mie mani all’ambito più ampio della diocesi avvicinandomi alla realtà del seminario minore nell’animazione della scuola di preghiera dei ministranti. Sono stati anni ricchi di conoscenze e di sfide personali durante i quali tutto quello che avevo costruito con il Signore in seminario diventava la vita da donare a quella porzione di gregge a cui ero stato mandato.
Nel frattempo bussa alle porte della mia famiglia una prova difficile riguardante la salute di mia madre. È stato un fulmine a ciel sereno che ha acceso in me tanti “perché?”; non è stato sempre facile conciliare le energie pastorali con quelle familiari ma poi ho accettato che quell’esperienza, seppur difficile, mi potesse generare al ministero, in una maniera del tutto misteriosa ma percettibilmente profonda. Mi viene chiesto di anticipare di un mese l’ordinazione presbiterale e la data scelta fu proprio quella del 31 marzo del 2022, compleanno di mia madre. Il vescovo, nell’omelia, ha sottolineato proprio come la “generazione” di un sacerdote sia un intreccio di fede familiare e chiamata ecclesiale, come la madre terrena consegna il proprio figlio ad un’altra Madre, la Chiesa. Utilizzando, poi, la celebre metafora dei “nani sulle spalle dei giganti” (attribuita al filosofo medievale Bernardo di Chartres), il vescovo mi ha esortato a guardare al ministero non confidando nelle mie piccole e fragili forze, ma lasciandomi sollevare da Cristo che ha sempre orizzonti più sconfinati e belli. Un richiamo all’umiltà di chi sa che può guardare lontano e guidare i fratelli solo perché sostenuto da una statura che non gli appartiene, quella propria del Signore.
Ora vivo la mia esperienza di servizio in un’altra parrocchia, quella di Santa Sofia, a Corsano, come vicario parrocchiale e sono impegnato in una scuola secondaria come docente di IRC; da qualche anno sono anche inserito nella grande famiglia dell’Azione Cattolica diocesana come assistente dell’ACR e studio scienze filosofiche. Posso dire, guardando a questi primi anni da sacerdote, di sentirmi totalmente a mio agio nel correre dietro ai piccoli, nell’ascoltare la vita che sboccia nelle persone che avvicino ogni giorno ma soprattutto nell’essere spettatore dei miracoli che il Signore compie nella mia vita e attraverso la mia vita. È proprio quest’ultima espressione la risposta che sento di dare a chi mi domanda “don Aurelio come ti definiresti come sacerdote?”. Buona festa della Regina Apuliae.
don Aurelio Sanapo, presbitero della diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca
nel V anniversario di Ordinazione presbiterale